Poi la cassetta si fermò, al buio. Ora non faceva più freddo ma ogni tanto la cassetta ballonzolava e si sentivano sbatacchiare qua e là tra il ghiaccio mezzo sciolto.
Jack guidava. Andava piano, quella sera oltretutto aveva bevuto troppo. L’idea era nata per caso alla festa. Finite le tartine qualcuno aveva chiesto qualcosa da mangiare e lui si era scusato che c’erano solo le aragoste e gli astici, ma erano ancora vivi nel frigorifero. “Poverini - aveva detto una ragazza – Non penserai di ucciderli vero?” Quella ragazza era Marina. “Andiamo a liberarle in mare” aveva suggerito Salvo ad un certo punto e così adesso lui stava guidando verso Ostia nel traffico del sabato sera. Le cose erano andate più o meno così. Marina, Salvo, Mario e Margherita erano con lui. Un po’ fatti ridevano sul sedile posteriore. La cassetta con le aragoste era nel bagagliaio. Le dannate aragoste di sua madre. Arrivato alla rotonda svoltò a destra sul lungomare. Alla sua destra una fila di case anonime avvolte nel buio, alla sua sinistra le sagome spente degli stabilimenti. Sintonizzò la radio su Radio Rock, una canzone dei Thule, lenta e avvolgente, qualcuno provò a canticchiare. “Da qualche parte da queste parti hanno ammazzato Pasolini” disse Margherita. Gli anellini alle dita tintinnavano nel buio. “Io ci sono stato” disse Salvo. “C’è un piccolo monumento, è un posto molto triste”. Jack guidò per un altro mezzo chilometro sino a un tratto di spiaggia libera che conosceva. Uno scampolo di spiaggia rubato al cemento del lungomare. “Qui va benissimo” disse mentre parcheggiava l’automobile. Faceva freddo. Camminarono sulla sabbia sino a toccare l’acqua con la punta delle scarpe. Mario portava la cassetta. “E ora signore e signori…” disse Jack prendendo in mano uno degli astici. Voleva improvvisare un piccolo discorso, come si fa nelle grandi occasioni, ma la cosa morì lì. Posò John Lennon nell’acqua del mare e lo vide prima incerto, poi sempre più spedito nuotare lontano. “Adesso tocca agli altri” disse rovesciando in mare la cassetta, era entrato con tutti i piedi dentro l’acqua freddissima ma non importava poi molto. Ce l’avevano fatta.
John Lennon toccò il mare per primo. Si era sentito sollevare poi una mano lo aveva posato delicatamente sulla sabbia bagnata. Sentì l’odore del mare e della notte. Annaspò per un attimo nell’acqua bassa poi, sgranchendo le chele rattrappite, nuotò. Incontrò una piccola onda e ci si tuffò dentro. Vide dietro di sé Marianne, Paul e Ringo. Marianne era felice, nuotò a lungo in superficie poi si tuffò verso il fondale sabbioso. Paul e Ringo annasparono un po’ poi si tuffarono anche loro. Marina si avvicinò lentamente a Jack e lo prese per mano, “grazie” gli sussurrò e gli diede un piccolo bacio dietro un orecchio. Mario tiro fuori una bottiglia di vino e un cavatappi dallo zaino. L’autoradio troppo alta sparava una canzone degli Interpool.
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Siria spostò il mouse sull’icona “salva” della barra degli strumenti di Word. Un beep impercettibile l’avvertì che la memoria del computer aveva immagazzinato il testo. Poi si accese una sigaretta. Aveva appena finito il suo racconto. L’indomani lo avrebbe stampato. Guardò l’ora: erano le quattro del mattino.
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cara Antonella il tuo blog e' bellissimo!! e scrivi in maniera magistrale (magari potessi io cosi'!)
RispondiEliminaE chiaramento certo che puoi creare un link al mio blog.
Un abbraccio - Angelo
ho lasciato 1 commento nel posto sbagliato,inizio per essere realmente stanco,domani stampero astici.ciao da poes,ed occhio ai pescatori
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sono sempre poes,quando ti va,la mia posta elettronica della chat e'poes_75@yahoo.it
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