La piazza era piena di gente, due operai arrampicati su una struttura di tubi Innocenti stavano finendo di montare il palco. Qualcuno aveva abbandonato una bottiglia della Ferrarelle vuota su una delle sedie in plastica proprio accanto alla giacca di Salvo. E lui Salvo aspettava Luca e una sua amica in piedi accanto all’ultima fila di sedie. Stava per piovere. Poi qualcuno iniziò ad accendere le luci, apparvero le prime bandiere colorate e il banchetto per la raccolta delle firme. C’era una signora con un viso che a Salvo ricordava sua zia di Milano, quella che abbinava per forza due giri di perle ai jeans presi dall’armadio di sua cugina Silvia. “Che desolazione”, pensò. Poi vide Luca vicino alla fontana centrale. Era con un ragazza alta che indossava una giacca di lana scura. Luca rideva per qualcosa e la ragazza giocava con i capelli, lunghi sul collo. Non lo avevano visto.
-“Scusi la giacca è sua?” Una ragazza lo apostrofò. Volevano sedersi lei e un’amica. Salvo notò che erano grasse e scortesi. “Me ne sto andando”, attraversò la piazza mentre il primo oratore saliva sul palco. Senti uno scroscio di applausi da lontano. Raggiunse Luca.
“Io sono Margherita”, la ragazza gli tese una mano grassoccia carica di anellini d’argento. “Noi abbiamo messo la firma” Luca gli spiegava della petizione, del banchetto, della signora che raccoglieva le firme. Intanto il vento gonfiava le bandiere, qualcuno aveva buttato per terra la bottiglia di plastica che ora giaceva tra i piedi di due vecchi. Salvo guardava la bottiglia e gli anellini di Margherita, poi gli amici, li aveva invitati tutti e due, così senza convinzione, alla festa di Jack quella sera. Sapeva già che sarebbe arrivato troppo presto e che sarebbe tornato a casa sbronzo in scooter come sempre. L’ultima volta aveva anche dato di stomaco in un anfratto vicino alla Bocca della Verità. Ora Margherita giocava con gli anellini d’argento della mano destra, Salvo annuiva ogni tanto, Luca come sempre raccontava una storia. Quando iniziò a piovere si ripararono in un caffè e sulla piazza comparvero gli ombrelli. Ora sul palco una donna dall’aria rassicurante si riparava la testa con un impermeabile di plastica usato come un mantello. La gente applaudiva e rideva sotto la pioggia. Erano quasi le sei del pomeriggio.
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