“Gli astici sono piccolo borghesi e non li voglio”. Jack iniziò ad urlare. La madre dall’altra parte della cucina sollevò una padella come per minacciarlo e poi lo apostrofò:”Non fare il ragazzino è la cena dei tuoi diciotto anni”.
“Non è una cena, è una festa e io voglio solo alcool” disse Jack infilandosi il giaccone.
“Fai come vuoi” mormorò sua madre.
“Vado all’enoteca” disse Jack e uscì. Valeria posò la padella sul lavandino e guardò sconsolata la cassetta di aragoste e astici che aveva fatto venire dal ristorante di Cesare: il ghiaccio si stava già sciogliendo. Notò che un paio di astici ancora vivi. Li bagnò d’acqua con il gesto del serial killer che prolunghi l’agonia della sua vittima.
John Lennon sentì l’acqua gelata colargli lungo il collo e sulla schiena, provò una specie di refrigerio e si guardò intorno, gli occhietti neri abbacinati dal biancore di tutto quel ghiaccio. Provò ad articolare le chele, respirava a fatica. Ora vedeva di nuovo la luce. Si guardò intorno. Prima vide soltanto il chiarore e tutto quel ghiaccio tritato, sapeva di acqua ma non era il mare che conosceva poi si accorse di uno scolapiatti di alluminio che lo sovrastava, dall’alto: c’erano dei bicchieri, delle tazze azzurre e un paio di forchette. Oggetti che aveva visto al ristorante. “Si riposano qui” pensò. Guardò le pareti della cassetta di polistirolo e il ghiaccio. “Un altro acquario a cielo aperto”. Questa volta l’acqua arrivava dall’alto, un getto gelido colava da un oggetto strano: un tubo ritorto con sopra una specie di stella marina di metallo. La mano di una donna aveva sfiorato la stella e la pioggia era scesa su di loro. Tramortito provò a muoversi. Marianne Faithful accanto a lui sembrava ancora viva. Ne vedeva la corazza arancione, compatta in mezzo al ghiaccio, palpitare flebilmente. Paul e Ringo sembravano morti a pancia in su, le chele contratte nel rigore della morte. Sfiorò con una chela la pancia rosacea di Ringo poi lo chiamò inutilmente. Marianne mormorava qualcosa. John sentì che si stava riprendendo anche lei. Non che gli fosse molto simpatica, Marianne, ma nell’acquario del ristorante avevano preso confidenza. A volte Marianne gli raccontava delle storie, del loro mare perlopiù e di quella volta che si era salvata, di come era sfuggita ad una nassa rotta ed era tornata a casa tra le onde.
Nessun commento:
Posta un commento