Aziz finì di impilare le casse di plastica rossa con la scritta “Egeria” un po’ cancellata, poi si sedette in un angolo del retrocucina e si rollò una canna con delicatezza.
- “Mario vuoi fumare?”, chiese.
L’altro ragazzo attraversò la stanza e si pulì le mani nel grembiule da cameriere:”Damme n’ tiro”.
Aspirò lentamente. “Sai chi c’ è di là?”, indicò la porta della sala. “Quel politico, come si chiama...”.
Aziz lo conosceva di nome, ma fece finta di niente, ridacchiò e si riprese la sigaretta.
- “Va’ che devo portare i primi al tavolo 12”. Mario si rimise in moto con lo sguardo un po’ fatto.
- “Spaghetti allo scojio”.
- Aprì con un abile colpo d’anca la porta della sala, quattro piatti in equilibrio instabile sulle braccia e nelle mani. Il cuoco sorvegliava la scena da dietro il bancone dei fornelli. Mario evitò il suo sguardo ed entrò nella sala. Aziz aspirò ancora dal mozzicone, piccole boccate voluttuose, un filo di fumo azzurrognolo. “Damme una boccata pure a me” disse il cuoco.
- “Se me vedesse mi mojie a fumà con ‘sti zozzoni” bofonchio tra sé e sé e si sedette su una cassa di minerale.
- -“Quello stronzo è entrato in sala con il grembiule di cucina” disse il cuoco.
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