domenica 17 settembre 2006

Astici 6

Giovanni piegò delicatamente la toga facendo attenzione che i fili delle nappe argentate non si intrecciassero troppo e la ripose con cura materna nel bagagliaio della macchina. Il suo sguardo sfiorò distrattamente il quadrante dell’orologio: “Quasi le tre” , pensò. “Spero che Anna mi abbia aspettato”. Uscì lentamente con l’auto dal parcheggio del tribunale, il carabiniere giovane all’uscita si portò istintivamente la mano al cappello. Ora era nel traffico di piazzale Clodio. Infilò una cassetta dei Dire Straits nell’autoradio e si accese una MS Mild. La chitarra di Mark Knopfler lo accompagnò sino al semaforo di Ponte Milvio. Qui una zingara bussò con insistenza al finestrino della vecchia Audi. Giovanni glissò imbarazzato il suo sguardo e alzò il volume canticchiando piano: “Love over gold, and mind over matter…”. Le tre e un quarto. Respinse il pensiero della sua bambina che in quel momento stava uscendo dall’asilo, di solito andava a prenderla di persona. “Oggi ci sta pensando Madleine” si disse e non aggiunse un “e la pago per questo”, perché in fondo era un ragazzo padre e un uomo di sinistra. Al verde ripartì, su un assolo di chitarra che lo accompagnò sino al bivio: da una parte c’è la strada che si dirige verso il fiume e lo costeggia dall’altra uno svincolo, quasi autostradale, e il solito cartellone che promuove una svendita di mobili. Giovanni andò in quella direzione, superò la pubblicità dell’agente segreto in smoking che prometteva sconti abbracciato ad una bionda vestita di rosso e imboccò la salita che portava verso la collina. Ogni volta che arrivava quel punto della strada si sentiva un po’ a casa allora rallentava e accendeva un'altra sigaretta. Scalando la marcia l’occhio gli cadde su un titolo di uno dei giornali impilati sul sedile del passeggero. La prima pagina rosa di un quotidiano finanziario e una scritta nera: “Inflazione al 2,8 per cento nelle città campione”. Sfogliò la pila di giornali con la mano destra, ora libera dal cambio. “E i rincari dovuti all’euro?” si disse e notò una piccola sbavatura nell’inchiostro dell’immagine a piè di pagina del Messaggero. Un’altra bionda che questa volta pubblicizzava. una nuova fotocopiatrice. Un altro abito rosso. Salito quasi alla cima parcheggiò l’auto sotto un pino, nei pressi di uno di quei condomini di lusso, venuti su come funghi negli anni settanta, quasi invisibili dietro una cortina di verde che lascia presagire un benessere discreto. In ascensore si aggiustò la cravatta più volte, di fronte allo specchio dalla luce giallognola poi, sicuro, cercò in tasca le chiavi dell’appartamento.

Anna era già lì, seduta sul letto, i piedi sulla sovraccoperta di raso. La luce del pomeriggio, filtrata da una tenda colorata, accendeva di bagliori rossastri i suoi capelli chiari. “Sei arrivata da molto?”, le sfiorò i capelli con una carezza timida. La vide sottrarsi.

“Sono incazzata” esordì lei senza preamboli. Poi gli sorrise. “Aiutami con la lampo per favore”. Giovanni l’aiutò a slacciarsi il vestito e glielo sfilò delicatamente dalle spalle poi le sganciò il reggiseno e le solleticò la nuca con un bacio. La voce di lei ritrovò una specie di dolcezza sfinita. “Gli astici e le aragoste di Augusto” mormorò mentre lui le sfiorava il seno con la lingua. “Tutti morti” aggiunse.

“Il veterinario ha detto che avremmo dovuto mettere delle lampade alogene in cantina per simulare la luce ed il calore del sole” raccontò Anna. Giovanni sogghignò, le prese un capezzolo tra le dita e lo strinse piano. “Tuo marito in fondo è un sognatore”, ridacchiò.

“Augusto è un ragazzino viziato” si schermì lei. “Ho ancora la puzza di pesce marcio nel naso”, aggiunse abbracciandolo.

Giovanni sentì l’odore della pelle di Anna, la immaginò in vestaglia di fronte alla grande vasca di cristallo e tufo che lei gli aveva descritto. Arrabbiata, come l’aveva vista qualche volta. Pensò a Augusto X, affranto, chino sui cadaveri delle sue aragoste. “Tuo marito in fondo è un gangster”, pensò ma non glielo disse per non ferirla e perché in quel momento lei gli sembrava così indifesa e così dolce.

Quando uscì dall’appartamento Giovanni trovò il parabrezza dell’auto pieno di resina. Non provò nemmeno a ripulirlo. Salì in macchina e guidò piano sino a casa.     

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