ASTICI
Siria accese il computer, mentre Windows si avviava cercò l’accendino nella borsa. Poi cambio idea e prese un rotolo di Mentos. Aveva mangiato troppo a cena. Giorgio dall’altra parte della stanza riscriveva la sua traduzione. Siria notò che indossava una giacca troppo grande, le mani emergevano a fatica dalle maniche e la cravatta era storta. Provò a dirglielo, ma lui non la sentiva, aveva una cuffia in testa e parlottava da solo. Cliccò sull’icona di Word. Pagina bianca. Guardò i lanci d’agenzia che le avevano stampato dalla redazione. Sottolineò qualcosa con l’evidenziatore atossico che aveva preso da Ikea. Indecisa sottolineò ancora. La storia che aveva raccontato Giovanni a cena le ronzava in testa. “Un mio amico mi ha rivelato che l’avvocato Augusto X ha provato ad allevare delle aragoste negli scantinati di palazzo…”. Il nome del palazzo davvero non se lo ricordava. La storia però era divertente. Si ripromise di scriverci sopra qualcosa, magari un racconto, doveva ancora iniziare il suo compito per l’esame di scrittura creativa. Due volte a settimana saliva le scale buie di un palazzone del quartiere Ostiense e si infilava nella porta anonima di un appartamento. Era il suo piccolo segreto. Un corso di scrittura rubato allo scrivere per lavoro che le veniva oramai troppo facile e le risultava un po’ arido. La storia delle aragoste, o erano astici, - e qual era poi la differenza?- la intrigava. Una storia piena di colori: arancione, rosa acceso. Giovanni poi è una fonte sicura, figurarsi che è un magistrato, uno tutto di un pezzo. “Uno di sinistra, all’antica”. Siria immaginava già il racconto e giocherellava con il suo evidenziatore. Giorgio borbottava al telefono con un collaboratore esterno. L’avvocato X era molto conosciuto in città per via delle sue frequentazioni politiche e per le feste nel suo palazzo. Siria pensò: "Mi piacerebbe andare ad una festa, ho quel vestito nero preso l’anno scorso”. Si allontanò per un attimo dal cono di luce azzurrognola del monitor e guardò Giorgio che gesticolava al telefono.
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