lunedì 31 dicembre 2007

Auguri

Auguri di buon anno a tutti i lettori di questo blog che il 2008 possa esservi propizio

domenica 30 dicembre 2007

Leggendo qua e la

Riporto il link ad un articolo di Goffredo Fofi su www.internazionale.it che cerca di spiegare la moda del genere noir non solo in Italia. http://www.internazionale.it/firme/articolo.php?id=17912


Un bel racconto, tratto da www.buran.it  un sito che riporta estratti da blog di tutto il mondo tradotti in italiano  http://www.buran.it/IL_CONFLITTO/Immaginario.htm?F=I_Ritorno.htm


Da www.carmillaonline.com un altro racconto, Veglia, di Carlo Babando http://www.carmillaonline.com/archives/2007/12/002489.html#002489


 

mercoledì 26 dicembre 2007

violenza di natale

Anche la giornata di Natale è passata con il pranzo in famiglia e la tombola al pub con gli amici. Resta l'amarezza che Iole Tassitani che ricordavo nel post scritto nella notte tra il 23 ed il 24 dicembre sia morta. Sono vicina in questo momento terribile alla sua famiglia e alla sua comunità. Questo 2007 si chiude purtroppo con un ben triste bilancio per quel che riguarda le donne, non passa giorno che una donna non venga picchiata, stuprata rapita o addirittura uccisa e le statistiche dimostrano che nella stragrande maggioranza dei casi i responsabili di queste violenze non sono balordi vari come nel caso della povera Iole, magari stranieri come la becera propaganda leghista ci vorrebbe far credere, ma mariti, compagni, padri, fratelli. Il nemico purtroppo si nasconde tra le pareti domestiche e ha il volto rassicurante e perbenista di un familiare. Le donne, parlano le statistiche, commettono pochissimi reati ma ne sono le prime vittime. Ma cosa possiamo fare di concreto noi donne per difenderci? La prima cosa è quella di denunciare le violenze subite all'autorità giudiziaria e cercare l'assistenza delle associazioni -sono tante - che aiutano le donne in difficoltà. Sembrerà un consiglio banale ma moltissime violenze domestiche vengono taciute magari per anni e gli aguzzini vengono spesso protetti dalle loro stesse vittime. Questo post vuole goffamente aiutare tutte le donne che si trovano in difficoltà a trovare il coraggio per fare il primo passo prima che succeda qualcosa di irreparabile. Vincendo l'atavica convinzione (tipicamente legata ad una vecchia mentalità femminile) che lui in fondo in fondo non è cattivo e ci ama anche se ci tratta male riusciremo a forse a razionalizzare e a denunciare le violenze. Chi non ci rispetta non ci ama, questa forse dovrebbe essere la prima regola, e chi non ci ama non ci merita. 

lunedì 24 dicembre 2007

Historica

E' on-line il numero sei dell'e-magazine Historica che potete scaricare da questo link: http://www.caffestorico.splinder.com/media/15260416 Segnalo in questo numero un bel racconto di Maria Giovanna Luini e la consueta rubrica sul bestiario medievale curata da Marco Mazzanti .


Ancora auguri di buon Natale a tutti i lettori del blog.


 


E-magazine Historica
Direttore: Francesco Giubilei
sito web: http://www.historicaweb.com
blog: http://www.caffestorico.splinder.com
e-mail: info@historicaweb.com

Xmas Eve

Dedico questo post natalizio a tutti coloro che non passeranno la vigilia con le loro famiglie perché dovranno lavorare o comunque sono lontani perché ad esempio sono in carcere, in ospedale  o dall'altra parte del mondo. Io sono idealmente con loro.  Dedico questo post a tutte le persone che come me stanno cercando un lavoro con la speranza che l'anno nuovo ci porti qualche buona notizia. Dedico questo post a Iole Tassitani che è ancora nelle mani dei suoi rapitori e non trascorrerà le feste con i suoi cari. Dedico infine questo post a tutti i pochi ma affezionati  lettori del mio blog con l'augurio che trascorrano una serena viglia ed un buon Natale


Auguriiiiiiiiiiiiiiii


Mi rendo conto solo adesso che il post rosso e verde ricorda tanto la bandiera italiana, non è assolutamente intenzionale, volevo soltanto creare un'atmosfera un po' natalizia...vabbè non lo cambio lascio tutto così anche se non mi piace....ancora auguri


domenica 23 dicembre 2007

Senza titolo 14

22-09-06_1514Questa foto l'ho scattata col cellulare alcuni mesi fa. Raffigura la vetrina di un negozio vicino via di Ripetta a Roma specializzato nella riparazione di bambole antiche. E' una foto un po' macabra ma la amo molto.

martedì 18 dicembre 2007

Natale

Natale

 

Non ho voglia

Di tuffarmi

In un gomitolo

Di strade

 

Ho tanta

Stanchezza

Sulle spalle

 

Lasciatemi così

Come una

Cosa

Posata

In un

Angolo

E dimenticata


Qui

Non si sente

Altro

Che il caldo buono

 

Sto

Con le quattro

Capriole

Di fumo

Del focolare

 

Napoli 26 dicembre 1916

 

Giuseppe Ungaretti

 

 

giovedì 13 dicembre 2007

Babsi Jones, Sappiano le mie parole sangue

Da Nandropausa: la recensione di Wu Ming2 a Sappiano le mie parole sangue:



Babsi Jones, Sappiano le mie parole di sangue, Rizzoli 24/7, 2007, pp. 260, € 16,50
Clicca per ordinare il libroBabsi,
se mi chiedessero a bruciapelo cosa penso del tuo libro direi: non mi ha convinto. Se invece mi chiedessero un consiglio direi: leggetelo.
Non mi ha convinto perché non ho capito da che verso prenderlo. Tu stessa l'hai chiamato quasiromanzo e questa scelta contiene già la mia delusione. Cosa debba fare un quasiromanzo, io non lo so, non lo capisco. Forse deve quasinarrare e allora uno potrebbe dire che sì, come quasiromanzo il tuo libro è molto ben riuscito, con quelle continue divagazioni - poetiche, verbose, arrabbiate - che "se lo mangiano come lebbra". Uno potrebbe dire così, ma a me pare troppo facile, basta mettere il prefisso quasi a una qualunque attività ed ecco che scompare l'insuccesso, la critica, il giudizio. Va tutto bene quando tutto è quasi. Io non lo so cosa deve fare un quasiromanzo, come lo devo afferrare. Può sembrarti un affare da poco, un puntiglio, ma il famoso anatroccolo era una brutta papera e un bellissimo cigno, e se io pago una guida turistica per farmi da cicerone a Venezia e quello mi porta in gondola e bada a remare, potrà essere una fantastica esperienza, ma è pure una discreta sòla, un patto non rispettato. Ora mi chiedo: si può eludere il patto e uscirne puliti, senza aver ingannato nessuno? Scrivo sul cappello "quasiguida turistica" e dopo, se ti porto mezz'ora a teatro, un quarto d'ora in gondola, dieci minuti a spiegarti chi era il Doge e altri dieci a dare il granturco ai piccioni, sono a posto, se non ti va bene dovevi cercarti una guida e basta, ti avevo avvisato. Io la guida e basta non la so fare.
Tutto questo sarebbe un gioco di parole vuoto, se alla base non ci fosse il nucleo poetico del tuo quasiromanzo, che non si chiama così per sfizio, come uno si mette un cappello piuttosto di un altro, il fatto è che chi scrive dice da subito che le parole non le basteranno, che quello che vorrebbe raccontare non si può raccontare, che la montagna è troppo impervia da scalare, eppure bisogna provarci, consapevoli che non si arriverà in cima, provarci anche solo per piantare un campo base nella neve, qualche metro più avanti dell'ultimo, sepolto sotto la valanga.
Vedi, Babsi, la mia metafora non funziona, perché nel caso della montagna la sua impraticabilità è un dato condiviso: di certo molti alpinisti hanno provato e hanno fallito. La tua montagna, invece, il conflitto yugoslavo, è impraticabile perché lo dici tu e noi dobbiamo fidarci. Lo ripeti molte volte, infatti, come se ci dovessi convincere, ma alla fine l'unica cosa certa è che tu non riesci a trovare le parole, tu hai smarrito la chiave, o non l'hai mai trovata, mentre lo scrigno potrebbe avere una serratura e anzi, a rigor di logica, dovrebbe avercela. Ma tu non la trovi, la serratura, o non trovi la chiave e allora provi a dire cosa contiene sbirciando dagli spiragli, dalle crepe del legno, scuoti lo scrigno per sentire che rumore fa, lo passi al metal detector per capire se c'è dentro acciaio o porcellana. Eppure, sono sincero, se l'obiettivo era descrivermi cosa contiene lo scrigno, beh, al di là dello spettacolo, bello e affascinante quanto si vuole, avrei preferito uno che sapesse aprirlo (e, detto tra parentesi, ho l'impressione che quell'uno, forse quell'unico, sia proprio tu, Babsi, anche se non l'hai voluto ammettere e magari t'è sembrato che per raccontare una sconfitta di sangue ce ne volesse un'altra, di parole. Parole che sapessero di sangue).
Così, se penso a quel che mi rimane dopo la lettura, riemergono soprattutto gli elementi saggistici: dati, ricostruzioni di episodi, aneddoti storici, informazioni - spesso inculcate con troppa violenza dentro dialoghi, episodi, personaggi. Oltre a questo, la rabbia della protagonista. La scrittura di alcune pagine vertiginose, molto più del loro contenuto. E alcune frasi dell'Amletario, che per il resto mi ha fatto sentire cretino, visto che la chiave, in questo caso per capirlo, non l'ho trovata io.
Il resto - ed è comunque tanto - evapora tra le pieghe del cervello, sublimato dalle incandescenze, fiamme incontrollate, lame roventi che macellano la narrazione. Così viene da rimpiangere cosa sarebbe stato questo libro se fosse stato un soloromanzo, o un solosaggio o magari, come diciamo noi, un oggetto narrativo, che almeno all'obiettivo del narrare cerca di non sottrarsi (e se si sottrae, ha fallito davvero). Il mio compare Wu Ming 1 mi dice giustamente che nel secondo caso - il solosaggio - una serie di affermazioni, scomodità e scorrettezze politiche non sarebbe passato indenne, mentre la forma quasinarrativa è un modo per spingerle nel mondo e farle sopravvivere più a lungo di qualsiasi polemica su vittime e carnefici.
E' vero, ma non credo che un romanzo possa giustificarsi con una strategia.
Tuttavia, se dobbiamo fidarci di te, Babsi, se davvero non c'era altro modo, altre parole per scrivere tutto questo, allora meno male che hai raccolto la sfida e che non l'hai abbandonata, impaurita dal fallimento che già presagivi (e magari era solo sindrome di Cassandra, profezia che si autoavvera).
Di certo chi vorrà leggere ti ringrazierà di averci provato.
Io ti ringrazio.
Ciao,
WM2

domenica 9 dicembre 2007

Senza titolo 12

Lut - BIGIo possiedo un televisore LCD che mi hanno regalato i miei genitori a Natale due anni fa. Non lo accendo mai anche se lo spolvero regolarmente. L'ho usato qualche volta per vedermi un film in DVD anche se preferisco di gran lunga  rannicchiarmi  al buio nella poltrona di un cinema  con un bicchiere di pop corn in mano. Mi capita a volte di guardare la televisione a casa di amici e in quelle occasioni mi sento a disagio: non sono più in sintonia con il mezzo, mi sono disabituata. Non ho quindi mai visto il programma di Daniele Luttazzi, a dire il vero ne ignoravo l'esistenza. Stasera un'amica mi ha raccontato la battuta 'incriminata' e devo dire che è semplicemente geniale.  Naturalmente il povero Luttazzi ha perso il posto alla 7, a lui va - per quello che può significare - tutta la mia solidarietà. Spero di rivedere presto Luttazzi a teatro, ci andrò sicuramente. Noto comunque con una certa inquietudine che gli spazi di libertà e di dissenso in questo paese si vanno riducendo di giorno in giorno. Forse non ce ne accorgiamo nemeno ma le nostre piccole celle si fanno sempre più strette e noi siamo così avvezzi a questa vita che non troviamo più il coraggio nemmeno per protestare.  Un' ultima notazione semiseria: se qualcuno nella blogsfera ha letto l'Arcobaleno della Gravità di Th. Pynchon provi ad immaginarsi Giuliano Ferrara nei panni dello scienziato seguace dei dettami di Pavlov.


 


 

sabato 8 dicembre 2007

Racconto, la strada per il mare

 


 


 


Pasquale  inserì lo spadino nella serratura ed iniziò ad armeggiare. Era un Opel Corsa degli anni novanta, gli serviva  una macchina qualsiasi per passare inosservato. Sentì un piccolo scatto e la portiera si aprì come per magia. Si mise al posto di guida e cominciò a lavorare sul blocchetto dell’accensione con un martello e un cacciavite. “Mannaggia” disse tra sé e sé e pensò che questo sarebbe stato veramente l’ultimo lavoro della sua vita. Fece saltare il blocchetto  con un colpo secco. Adesso doveva soltanto collegare i fili e far partire l’auto. Avrebbe lasciato presto l’Italia con i soldi dell’ultimo lavoro, destinazione le isole di Capo Verde. Vedeva la spiaggia di Santa Maria sull’isola di Sal, una lunga distesa di sabbia rosata costellata di relitti di barche e tronchi d’albero portati dal mare. Alle sue spalle la lussureggiante vegetazione equatoriale. Immaginava un piccolo chiosco vicino al mare dove avrebbe aperto un bar per turisti.


La macchina si mise in moto. Pasquale si allontanò senza fretta dal parcheggio e prese la direzione del mare. Il suo uomo avrebbe parlato quella sera ad una convention di avvocati in una cittadina balneare. La conferenza finiva verso l’una. Lo avrebbe aspettato nel parcheggio dell’albergo lontano da occhi indiscreti. Pasquale non lasciava mai niente al caso, aveva in tasca un revolver lucido d’olio e la  fotografia del suo bersaglio. Impossibile non riconoscerlo. Eppure non si sentiva tranquillo. Questo doveva essere l’ultimo colpo. Soldi per ricominciare da un’altra parte una nuova vita. L’uomo pensò alla sabbia rosata e allo sciabordio delle onde verso il tramonto quando il mare si colora d’argento. Ilona naturalmente era accanto a lui. Il pensiero della sua donna gli procurò come al solito  una fitta alla bocca dello stomaco. Eppure c’era qualcosa che non andava. Quando Giovanni X. lo aveva contattato era stato sul punto di dirgli di no, che lui quei lavoretti non li faceva più. Del resto aveva già abbastanza contante per partire; ma poi aveva accettato, aveva preso la fotografia, annotato quell’indirizzo, hotel International, Ostia, e ora era lì sulla strada che porta verso il mare in un auto rubata con una pistola in tasca. Guardò l’orologio, era quasi mezzanotte.


 


La spia della benzina segnava rosso fisso e mancavano ancora 5 chilometri alla rotonda. Pasquale rallentò, doveva arrivare a tutti i costi ad un self service ma ai due lati della strada per ora, solo alberi. Si diede del deficiente per aver rubato un auto senza benzina e per non averci fatto caso. Un professionista non dovrebbe fare certi errori, si disse. La retorica del professionista: il gusto per il lavoro ben fatto, mai un errore, un ripensamento ed ora sentiva che tutto stava andando a puttane. L’auto rallentò, il motore perdeva colpi. Accostò sul ciglio della strada. La benzina era proprio finita. Non restava che chiedere un passaggio a qualcuno. Scese dalla macchina, e si mise ad agitare le braccia in direzione del traffico. Un camion gli sfrecciò via sotto il naso, poi una macchina. Ora la strada era vuota, avrebbe potuto perfino mettersi a ballare al centro della carreggiata. Guardò l’orologio, mezzanotte e mezza, mancava mezz’ora alla fine della conferenza e lui era lì come un coglione su una strada deserta ad aspettare un passaggio. Vide dei fari in lontananza, iniziò di nuovo ad agitare le braccia, a fare cenni. Due auto affiancate, che questa volta rallentarono e si fermarono accanto a lui. “Cosa succede?” la voce di un ragazzo. “Sono rimasto senza benzina” ammise. Lo presero a bordo della seconda macchina. “Una comitiva di guaglioni che vanno a qualche festa” pensò. “La possiamo riaccompagnare a Roma tra un oretta” gli avevano detto. Per quella sera niente da fare, il suo lavoretto era saltato. “Forse è un segno del destino” si disse.


 


 


 

mercoledì 5 dicembre 2007

Racconto di Natale

L’albero di Natale era fasciato in un foglio di cellophane azzurro, l’ho liberato dal suo involucro cartaceo e  l’ho aperto nel soggiorno. Odora di resina e di inverno. Lo scatolone con le decorazioni natalizie è nello sgabuzzino. L’anno scorso ho avvolto le palle di vetro nella carta di giornale una ad una perché non si rompessero. Le ho ritrovate intatte e ho guardato con piacere i titoli di Repubblica di un anno fa. Mentre addobbavo l’albero pensavo ad una poesia che mi ha recitato mia madre al telefono stamattina: “Natale: Non ho voglia di tuffarmi in un gomitolo di strade / lasciatemi qui con le quattro capriole di fumo del focolare”.purtroppo non ricordo l’autore. Stavo avvolgendo una ghirlanda dorata  intorno all’abete quando Marco è rientrato dal lavoro. Si è seduto sul divano e ha esordito:”Oggi è arrivata una lettera dall’ufficio del personale, sono spiacenti ma non mi rinnovano il contratto che scade a gennaio 2008”. Mi è caduta di mano una pallina che è andata ad infrangersi sul pavimento. Ci siamo guardati. Marco si è schiarito la voce e ha continuato: “Quei bastardi non hanno rinnovato il contratto ad altre tre persone”. Ho fissato l’albero di Natale ancora mezzo spoglio e ho guardato Marco. Ho sentito la mia voce dire con falso brio “Troverai qualcos’ altro non ti preoccupare”, poi mi sono seduta accanto a lui. Marco non parla, ha la testa tra le mani ed è incazzato. Quando fa così so che è meglio che io stia zitta, altrimenti finiremmo per litigare. Succede sempre. Sono andata in cucina e ho messo due cotolette di maiale nel micro-onde. “Domani è il 24 Dicembre, abbiamo solo 400 euro in banca e io ne ho spesi 50 per un insulso albero di Natale” pensavo tagliando la lattuga. Marco è venuto in cucina:”Non finisci l’albero?” mi ha detto. Ho guardato l’orologio a parete. “Adesso mangiamo, lo finirò dopo cena, ma non ne ho molta voglia” ho risposto.


“Lasciatemi qui con le quattro capriole di fumo del focolare”. Questo verso mi ronza in testa da giorni. Natale è passato, Marco sta cercando un nuovo lavoro. Io mi arrabatto come al solito tra il call center e le mie traduzioni. L’albero di Natale scintilla ignaro in soggiorno, tra qualche giorno riporrò gli addobbi nello scatolone e l’abete finirà nel cassonetto della spazzatura.

Senza titolo 11

martedì 4 dicembre 2007

presentazione marko Matz

La presentazione del nuovo libro di Marko Matz, in programma martedì 11 dicembre è annullata per indisponibilità dell'autore

sabato 1 dicembre 2007

Progetto Babele

E' on line in numero 18 della rivista di Progetto Babele, lo potete scaricare da questo link:


http://www.progettobabele.it/toplink/download.php


 In questo numero interviste a Lorella De Bon, Nanni Balestrini, Bartolomeo di Monaco e racconti inediti di Carlo Santulli, Massimo Burioni, Fabio Pontelli, Lara Gregori, Anna La Rosa e molti altri.


Buona lettura

domenica 25 novembre 2007

Pop Art

L'altro ieri ho visto la mostra sulla Pop Art alle scuderie del Quirinale.  Una bella mostra anche se ho trovato molte opere che conoscevo come invecchiate. Invecchiati i supporti, invecchiati i contenuti.  L'opera che mi è piaciuta di più è stata il 'torso di donna negra' di Pino Pascali, uno dei miei amori di sempre.  Molto bello anche il collage di Richard Hamilton che apre la mostra, anche se le meraviglie della tecnologia che dovrebbero arricchire le nostre case dopo più di 40 anni risultano piacevolmente obsolete come le immagini in bianco e nero ritagliate dai rotocalchi dell'epoca.  Un tuffo nel passato recente. Il massimo dei voti va allo spazio espositivo: le scuderie del Quirinale sono bellissime e la veduta mozzafiato su Roma vale da sola la visita. Oggi pomeriggio volevo andare alla GNAM a vedere un'altra mostra, su Emilio Vedova ma putroppo la mia macchina ha una ruota sgonfia, Mi sono accontentata di una passeggiatina nel quartiere e di un caffé da Andreotti. Mi sono anche affacciata al mercatino della Comunità di S. Egidio ma c'era troppa gente. E' un ottimo posto per trovare libri fuori mercato, soprattutto Urania e gialli Mondadori.


 

martedì 20 novembre 2007

Poesia di Franca Bassi

Questa poesia me l'ha lasciata Franca Bassi in un post. Parla di Civita di Bagnoregio, un paese incantato.


Qui dimorano
le mie Fate Supreme;
un giorno ci sarò anch'io.
All'alba mi troverete
all'ingresso di Civita
lo sguardo rivolto a Bagnoregio.
Al tramonto, le spalle a Civita,
e lo sguardo verso i calanchi
guarderò la Cattedrale
illuminata dai raggi del sole.
Nei giorni di vento
aiuterò la nebbia
a sollevare il borgo
per riposare l'erosione.
Quando la neve imbiancherà
troverete le mie impronte
per i vicoli e nei giardini.
Qui un giorno mi troverete

venerdì 16 novembre 2007

Intervista - 1

Segnalo sul sito di Marco Mushroom una bella intervista allo scrittore Gionata Soldatini

giovedì 15 novembre 2007

un quasi Haiku di Duzzifumi

starnuto  e  ti  penso.

che  bello  l' amore

uniti  dal  raffreddore!

Senza titolo 9

Alcune sere fa ho litigato con una persona che non credevo razzista per difendere i soliti Rumeni accusati come etnia (che parola fascista tra l'altro) di tutte le peggiori nefandezze. Ho scoperto con raccapriccio che l'intolleranza è sempre dietro l'angolo e che ascoltare del jazz insieme ogni tanto non significa necessariamente essere amici, occorre condividere altre cose, modi di pensare, sentimenti. Credo che per come si è comportata quella persona passerà molto tempo prima che io trascorra  un'altra serata con lei, se mai lo farò.  Quindi sottoscrivo ancora con maggior piacere l'appello presentato tra gli altri da Wu Ming, Giuseppe Genna e Valerio Evangelisti  Invito i frequentatori occasionali ed abituali di questo Blog a fare altrettanto. In fondo all'appello trovate un link al sito dove si può firmare la petizione.  Forse una semplice firma non serve a cambiare il mondo ma è un modo per prendere posizione, per sottrarsi all'omologazione. Un ultima cosa: l'appello si intitola Trangolo Nero, come il triangolo che i Nazisti applicavano sulle divise dei deportati zingari. Firmate gente, firmate!!!



Senza titolo 8

IL TRIANGOLO NERO
Violenza, propaganda e deportazione. Un manifesto di scrittori, artisti e intellettuali contro la violenza su rom, rumeni e donne


La storia recente di questo paese è un susseguirsi di campagne d'allarme, sempre più ravvicinate e avvolte di frastuono. Le campane suonano a martello, le parole dei demagoghi appiccano incendi, una nazione coi nervi a fior di pelle risponde a ogni stimolo creando "emergenze" e additando capri espiatori.      

Una donna è stata violentata e uccisa a Roma. L'omicida è sicuramente un uomo, forse un rumeno. Rumena è la donna che, sdraiandosi in strada per fermare un autobus che non rallentava, ha cercato di salvare quella vita. L'odioso crimine scuote l'Italia, il gesto di altruismo viene rimosso.

Il giorno precedente, sempre a Roma, una donna rumena è stata violentata e ridotta in fin di vita da un uomo. Due vittime con pari dignità? No: della seconda non si sa nulla, nulla viene pubblicato sui giornali; della prima si deve sapere che è italiana, e che l'assassino non è un uomo, ma un rumeno o un rom.

Tre giorni dopo, sempre a Roma, squadristi incappucciati attaccano con spranghe e coltelli alcuni rumeni all'uscita di un supermercato, ferendone quattro. Nessun cronista accanto al letto di quei feriti, che rimangono senza nome, senza storia, senza umanità. Delle loro condizioni, nulla è più dato sapere.

Su queste vicende si scatena un'allucinata criminalizzazione di massa. Colpevole uno, colpevoli tutti. Le forze dell'ordine sgomberano la baraccopoli in cui viveva il presunto assassino. Duecento persone, tra cui donne e bambini, sono gettate in mezzo a una strada.

E poi? Odio e sospetto alimentano generalizzazioni: tutti i rumeni sono rom, tutti i rom sono ladri e assassini, tutti i ladri e gli assassini devono essere espulsi dall'Italia. Politici vecchi e nuovi, di destra e di sinistra gareggiano a chi urla più forte, denunciando l'emergenza. Emergenza che, scorrendo i dati contenuti nel Rapporto sulla Criminalità (1993-2006), non esiste: omicidi e reati sono, oggi, ai livelli più bassi dell'ultimo ventennio, mentre sono in forte crescita i reati commessi tra le pareti domestiche o per ragioni passionali. Il rapporto Eures-Ansa 2005, L'omicidio volontario in Italia e l'indagine Istat 2007 dicono che un omicidio su quattro avviene in casa; sette volte su dieci la vittima è una donna; più di un terzo delle donne fra i 16 e i 70 anni ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita, e il responsabile di aggressione fisica o stupro è sette volte su dieci il marito o il compagno: la famiglia uccide più della mafia, le strade sono spesso molto meno a rischio-stupro delle camere da letto.
Nell'estate 2006 quando Hina, ventenne pakistana, venne sgozzata dal padre e dai parenti, politici e media si impegnarono in un parallelo fra culture. Affermavano che quella occidentale, e italiana in particolare, era felicemente evoluta per quanto riguarda i diritti delle donne. Falso: la violenza contro le donne non è un retaggio bestiale di culture altre, ma cresce e fiorisce nella nostra, ogni giorno, nella costruzione e nella moltiplicazione di un modello femminile che privilegia l'aspetto fisico e la disponibilità sessuale spacciandoli come conquista. Di contro, come testimonia il recentissimo rapporto del World Economic Forum sul Gender Gap, per quanto riguarda la parità femminile nel lavoro, nella salute, nelle aspettative di vita, nell'influenza politica, l'Italia è 84esima. Ultima dell'Unione Europea. La Romania è al 47esimo posto.
Se questi sono i fatti, cosa sta succedendo?

Succede che è più facile agitare uno spauracchio collettivo (oggi i rumeni, ieri i musulmani, prima ancora gli albanesi) piuttosto che impegnarsi nelle vere cause del panico e dell'insicurezza sociali causati dai processi di globalizzazione.

Succede che è più facile, e paga prima e meglio sul piano del consenso viscerale, gridare al lupo e chiedere espulsioni, piuttosto che attuare le direttive europee (come la 43/2000) sul diritto all'assistenza sanitaria, al lavoro e all'alloggio dei migranti; che è più facile mandare le ruspe a privare esseri umani delle proprie misere case, piuttosto che andare nei luoghi di lavoro a combattere il lavoro nero.

Succede che sotto il tappeto dell'equazione rumeni-delinquenza si nasconde la polvere dello sfruttamento feroce del popolo rumeno.
Sfruttamento nei cantieri, dove ogni giorno un operaio rumeno è vittima di un omicidio bianco.
Sfruttamento sulle strade, dove trentamila donne rumene costrette a prostituirsi, metà delle quali minorenni, sono cedute dalla malavita organizzata a italianissimi clienti (ogni anno nove milioni di uomini italiani comprano un coito da schiave straniere, forma di violenza sessuale che è sotto gli occhi di tutti ma pochi vogliono vedere).
Sfruttamento in Romania, dove imprenditori italiani - dopo aver "delocalizzato" e creato disoccupazione in Italia - pagano salari da fame ai lavoratori.

Succede che troppi ministri, sindaci e giullari divenuti capipopolo giocano agli apprendisti stregoni per avere quarti d'ora di popolarità. Non si chiedono cosa avverrà domani, quando gli odii rimasti sul terreno continueranno a fermentare, avvelenando le radici della nostra convivenza e solleticando quel microfascismo che è dentro di noi e ci fa desiderare il potere e ammirare i potenti. Un microfascismo che si esprime con parole e gesti rancorosi, mentre già echeggiano, nemmeno tanto distanti, il calpestio di scarponi militari e la voce delle armi da fuoco.

Succede che si sta sperimentando la costruzione del nemico assoluto, come con ebrei e rom sotto il nazi-fascismo, come con gli armeni in Turchia nel 1915, come con serbi, croati e bosniaci, reciprocamente, nell'ex-Jugoslavia negli anni Novanta, in nome di una politica che promette sicurezza in cambio della rinuncia ai principi di libertà, dignità e civiltà; che rende indistinguibili responsabilità individuali e collettive, effetti e cause, mali e rimedi; che invoca al governo uomini forti e chiede ai cittadini di farsi sudditi obbedienti.
Manca solo che qualcuno rispolveri dalle soffitte dell'intolleranza il triangolo nero degli asociali, il marchio d'infamia che i nazisti applicavano agli abiti dei rom.

E non sembra che l'ultima tappa, per ora, di una prolungata guerra contro i poveri.

Di fronte a tutto questo non possiamo rimanere indifferenti. Non ci appartengono il silenzio, la rinuncia al diritto di critica, la dismissione dell'intelligenza e della ragione.
Delitti individuali non giustificano castighi collettivi.
Essere rumeni o rom non è una forma di "concorso morale".
Non esistono razze, men che meno razze colpevoli o innocenti.

Nessun popolo è illegale.


Adesioni aggiornate alle 02.00 di giovedì 15 novembre 2007


Proposto da:
Alessandro Bertante, Gianni Biondillo, Girolamo De Michele, Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna, Helena Janeczek, Loredana Lipperini, Monica Mazzitelli, Marco Philopat, Marco Rovelli, Stefania Scateni, Antonio Scurati, Beppe Sebaste, Lello Voce, Wu Ming.
Primi firmatari: Fulvio Abbate - Maria Pia Ammirati - Manuela Arata - Bruno Arpaia - Articolo 21 - Rossano Astremo - Andrea Bajani - Nanni Balestrini - Guido Barbujani - Ivano Bariani - Giuliana Benvenuti - Silvio Bernelli - Stefania Bertola - Bernardo Bertolucci - Sergio Bianchi - Ginevra Bompiani - Carlo Bordini - Laura Bosio - Botto&Bruno - Silvia Bre - Enrico Brizzi - Luca Briasco - Elisabetta Bucciarelli - Franco Buffoni - Errico Buonanno - Lanfranco Caminiti - Rossana Campo - Maria Teresa Carbone - Massimo Carlotto- Lia Celi - Maria Corbi - Stefano Corradino - Mauro Covacich - Erri De Luca - Derive Approdi - Donatella Diamanti - Jacopo De Michelis - Filippo Del Corno - Mario Desiati - Igino Domanin - Tecla Dozio - Nino D'Attis - Francesco Forlani - Enzo Fileno Carabba - Ferdinando Faraò - Marcello Flores - Marcello Fois- - Barbara Garlaschelli - Enrico Ghezzi - Tommaso Giartosio - Lisa Ginzburg - Roberto Grassilli - Andrea Inglese - Franz Krauspenhaar - Kai Zen - Nicola Lagioia - Gad Lerner - Giancarlo Liviano - Claudio Lolli - Carlo Lucarelli - Marco Mancassola - Gianfranco Manfredi - Luca Masali - Sandro Mezzadra - Giulio Milani - Raul Montanari - Giuseppe Montesano - Elena Mora - Gianluca Morozzi - Giulio Mozzi - Moni Ovadia - Enrico Palandri - Chiara Palazzolo - Melissa Panarello - Valeria Parrella - Anna Pavignano - Lorenzo Pavolini - Giuseppe Pederiali - Sergio Pent - Santo Piazzese - Tommaso Pincio - Gabriella Piroli - Guglielmo Pispisa - Leonardo Pelo - Gabriele Polo - Andrea Porporati - Alberto Prunetti - Laura Pugno - Serge Quadruppani - Christian Raimo - Veronica Raimo - Franca Rame - Enrico Remmert - Marco Revelli - Ugo Riccarelli - Anna Ruchat - Roberto Saviano - Sbancor - Clara Sereni - Gian Paolo Serino - Nicoletta Sipos - Piero Sorrentino - Antonio Spaziani - Carola Susani - Stefano Tassinari - Annamaria Testa - Laura Toscano - Emanuele Trevi - Filippo Tuena - Raf Valvola Scelsi - Francesco Trento - Nicoletta Vallorani - Paolo Vari - Giorgio Vasta - Grazia Verasani - Sandro Veronesi - Marco Vichi - Roberto Vignoli - Simona Vinci - Yo Yo Mundi
Aderiscono: Silvia Acquistapace - Armando Adolgiso - Enzo Aggazio - Valerio Aiolli - Fiora Aiazzi - Loredana Aiello - Cristina Ali Farah - Max Amato - Cris Amico - Cinzia Ardigò -Roberto Armani -Paolo Arosio - Monia Azzalini - Eva Banchelli - Barbara Barni - Adriano Barone -Daniela Basilico- Simona Baldanzi - Barbara Balzarotti - Remo Bassini - Elisabeth Baumgartner - Sandro Bellassai - Gigi Bellavita - Francesca Bonelli - Violetta Bellocchio - Paola Bensi - Alessandro Beretta - Alberto Bertini - Donatella Bertoncini - Marco Bettini - Paolo Bianchi - Nicoletta Billi - Valter Binaghi - Enrico Blasi -Augusto Bonato - Emanuele Bonati - Valentina Bosetti - Nadia Bovino - Giovanni Bozzo - Anna Bressanin - Annarita Briganti - Luciano Brogi - Gianluca Bucci - Manuela Buccino - Giusi Buondonno - Leonardo Butelli - Domenico Cacapardo - Daniele Caluri - Nives Camisa - Maurizia Cappello - Paolo Capuzzo - Luigi Capecchi -Alessandro Capra - Carlo Carabba - Enrico Caria - Valentina Carnelutti - Eleonora Carpanelli - Guido Castaman - Silvia Castoldi - Ettore Calvello- Francesco Campanoni - Ernesto Castiglioni - Fabrizio Centofanti - Paola Chiavon - Marcello Cimino - Paolo Cingolani - Anselmo Cioffi - Beatrice Cioni - Francesca Corona - Stefano Corradino - Marina Crescenti - Vittorio Cartoni - Marcello D'Alessandra - Cristina D'Annunzio - Gabriele Dadati - Manuela Dall'Acqua - Paola D'Apollonio - Antonella De Luca - Patrizia Debicke van der Noot - Lello Dell'Ariccia - Paolo Delpino - Valentina Demelas- Chiara Desiderio - Prisca Destro- Francesco Di Bartolo - Chiara Dionisi - Martina Donati - Bruna Durante - Arturo Fabra- Marina Fabbri - Franco Fallabrino - Graziella Farina - Giulia Fazzi - Giorgia Fazzini - Raffaele Ferrara - David Fiesoli - Claudia Finetti - Maurizio Forte -Lissa Franco - Gabriella Fuschini - Daniela Gamba - Pupa Garriba - Walter Giordani - Viorica Guerri - Maria Nene Garotta - Luisa Gasbarri - Massimiliano Gaspari - Catia Gasparri - Valentina Gebbia - Lucyna Gebert- Silvana Giannotta -Angelica Grizi -Emiliano Gucci -Lello Gurrado - Francesca Koch - Rossella Kohler - Fabio Introzzi - Maria Rosaria La Morgia - Daniela Lampasona - Federica Landi - Loredana Lauri -Albertina La Rocca - Filippo Lazzarin - Sabina Leoni - Elda Levi - Mattea Lissia - Mariagrazia Lonza - Francesco Lo Piccolo - Giorgio Lulli - Monica Lumachi - Gordiano Lupi - Iseult Mac Call - Luca Maciocca- Giovanna Maiola - Alessandro Maiucchi- Ilaria Malagutti - Manuela Malchiodi - Felicetta Maltese - Emanuele Manco - Federica Manzon - Roger Marchi - Mauro Marcialis - Adele Marini - Gianluca Mascetti - Laura Mascia -Giusy Marzano- Anna Mascia - Mara Mattoscio - Stefano Mauri - Lorenzo Mazzoni - Ugo Mazzotta - Michele Mellara - Michele Meomartino- Camilla Miglio - Paola Miglio - Laura Mincer - Olek Mincer - Mauro Minervino - Roberto Mistretta- Giorgio Morale - Isabella Moroni - Elio Muscarella - Ettore Muscogiuri - Nino Muzzi - Rosario Nasti - No Reply - Giovanni Nuscis - Fabio Pagani - Dida Paggi - Valentina Paggi - Iulia Claudia Panescu - Rafael Pareja - Enrico Pau- Simonetta Pavan - Monica Pavani - Alessandra Pelegatta - Graziella Perin - Bruna Perraro - Seba Pezzani - Alessandro Piva- Serena Polizzi - Massimo Polizzi - Francesca Pollastro - Alessia Polli - Sabrina Poluzzi - Nicola Ponzio - Anna Porcu - Kiki Primatesta - Salvatore Proietti - Maddalena Pugno - Andrea Rapini - Vincent Raynaud -Paolo Reda - Luigi Reitani - Jan Reister- Sergio Rilletti - Mirella Renoldi - Patrizia Riva - Monica Romanò - Alessandro Rossi - Grazia Rossi - Luisa Rossi - Marta Salaroli - Carlo Salvioni - Ida Salvo - Bianca Sangiorgio - Veronica Alessandra Scudella - Maria Serena Sapegno - Simone Sarasso - Dimitri Sardini - Monica Scagnelli - Angela Scarparo - Gabriella Schina - Elvezio Sciallis - Marinella Sciumè - Matteo Severgnini - Michèle Sgro - Carlo Arturo Sigon - Genziana Soffientini - Crio Spagnolo - Mario Spezi - Mila Spicola - Susi Sacchi - Mariagrazia Servidati - Mattia Signorini - Luigia Sorrentino - Stalker/Osservatorio nomade - Claudia Stra' - Luigi Taccone - Giorgio Tinelli - Veronica Todaro - Eugenio Tornaghi - Umberto Torricelli - Sara Tremolada - Renato Trinca - Nadia Trinei - Roberto Tumminelli - Tonino Urgesi - Sasa Vulicevic - Angela Valente - Roberto Valentini - Maria Luisa Venuta - Selene Verri - Diego Zandel - Salvo Zappulla

Per aderire:
http://www.petitiononline.com/trianero/petition.html

Il testo si trova anche qui:
http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/outtakes.html
http://www.carmillaonline.com/archives/2007/11/002443.html
http://www.giugenna.com/interventi/il_triangolo_nero_nessun_popol.html
http://www.nazioneindiana.com/2007/11/15/il-triangolo-nero/


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lunedì 12 novembre 2007

L'uomo che cadde sulla terra, di Walter Trevis


Ho trovato questo libro per un caso fortunato al mercatino domenicale della Caritas a via del Porto Fluviale. Anni fa avevo visto visto l'omonimo film di Nicolas Roeg con David Bowie.  L'uomo che cadde sulla terra è Newton un alieno scampato alla siccità sul suo pianeta d'origine, Anthea, che cerca sulla terra le risorse per salvare il suo pianeta. Newton  viene però schiacciato dal nostro mondo. La storia raccontata da Walter Trevis si risolve in una satira feroce dell'America del suo tempo (il libro è stato scritto nel 1963, il film è del 1976) attuale anche oggi. Mi sono documentata sull'autore: dapprima professore universitario nell'Ohio, si è spento a New York nel 1979 dopo essersi votato all'alcolismo ed aver smesso di scrivere. Una parabola non molto diversa da quella di Newton.  La copertina che ho postato appartiene ad un'edizione successiva alla mia.

domenica 11 novembre 2007

Disarmiamo la polizia

Stamattina un ragazzo di ventotto anni è stato ucciso per errore da un agente della polizia stradale. Il poliziotto avrebbe estratto la pistola per sparare alcuni colpi in aria per sedare una rissa tra tifosi in prossiità di un autogrill sull'autostrada del Sole. Il giovane ucciso era un tifoso della Lazio., estraneo alla rissa. Oggi pomeriggio la violenza è esplosa un po' ovunque negli stadi  e nelle strade adiacenti, anche qui a Roma. Alcune partite sono state sospese. Gli ultras chiedono la sospensione del campionato di calcio, come avvenne in occasione della morte dell'ispettore di polizia Filippo Raciti a Catania ucciso durante i disordini legati ad una partita di calcio.  Questa la cronaca sommaria ed incompleta della giornata.  un solo interrogativo: ma perché un agente della polizia stradale, che ha compiti legati alla gestione del traffico, deve girare armato? In Gran Bretagna il novanta per cento dei poliziotti gira disarmato. Alcuni hanno alla cintura uno sfollagente. Se questa semplice direttiva venisse applicata anche in Italia si eviterebbero incidenti come quello di oggi. L'uso delle armi dovrebbe essere limitato ai casi in cui appaia strettamente necessario (operazioni anti-mafia etc.). L'incolumità dei poliziotti dovrebbe essere affidata a regole molto severe che puniscano duramente chi aggredisce un agente piuttosto che all'uso discrezionale delle armi.  Ho visto una ricostruzione accurata della scena del delitto fatta dal TG1. L'agente della stradale, nel momento in cui ha sparato ,si trovava sulla carreggiata opposta al lato dell'autostrada su cui si trova l'autogrill.  Quel proiettile vagante doveva per forza colpire qualcuno o qualcosa.  Nel pomeriggio sono arrivate le notizie dei disordini provocati dagli ultras.  Personalmente credo che la Federcalcio o chi per lei dovrebbe comunque sospendere il Campionato in memoria del ragazzo ucciso nonostante gli interessi milionari legati al mondo del calcio.

Racconto - 3

Pubblico qui di seguito l'inizio di un racconto mai completato che ho trovato casualmente in un floppy disk del 1999 (non me lo ricordavo più!). Non è detto che io non lo finisca nei prossimi giorni.  



E’ notte, sento sotto le dita la lieve concavità dei tasti del computer che pigio ormai meccanicamente, la stanchezza affatica le mie membra ma devo continuare a scrivere. La  testimonianza dei fatti che verrò a raccontare è affidata ad un dischetto che spero di riuscire a mettere in salvo prima che questa storia sia finita.


Mi chiamo Ruggero Forte, sono medico condotto nel paese di KK. Vivo in un villino alle porte del villaggio con mia moglie Amina. Sino a pochi giorni or sono la nostra vita seguiva i ritmi placidi della gente di qui. Io accudivo i pochi pazienti per lo più anziani, mia moglie curava il mio ambulatorio e il piccolo laboratorio di analisi annesso. Nei giorni di festa facevamo lunghe passeggiate nei boschi che circondano il paese, alla ricerca di funghi e di erbe medicinali, oppure ci intrattenevamo con il mio amico Giovanni, il notaio del paese, in lunghe partite di backgammon.


L’ arrivo qualche mese or sono, di una troupe cinematografica che doveva filmare la rocca del paese per l’ ambientazione di un film di avventura non aveva sconvolto più di tanto la vita della nostra comunità. Dopo qualche tempo nessuno aveva fatto più caso ai due grossi camion posteggiati fuori dal paese o alle facce di forestieri all’ osteria sulla piazza. Io stesso del resto avevo fatto amicizia con un paio di stranieri, che mi avevano accompagnato più volte nelle mie solite passeggiate. In particolare mi ero molto legato a Daniele David, un giovane operatore, appassionato come me di bird watching. Un mattino ci eravamo avventurati nel bosco di Prato Vecchio con l’ intenzione di filmare con una telecamera il pettirosso grigio che nidificava in quella stagione; avevamo con noi la colazione preparata da mia moglie e la strumentazione adatta al nostro intento. Il giorno era radioso, la luce del sole filtrava copiosa tra i rami degli alberi, faceva brillare i fili d’ erba ancora umidi per la rugiada della notte. DD chiacchierava allegramente,  raccontava delle attrici che aveva conosciuto sui set dei vari film cui aveva lavorato, quando all’ improvviso in una piccola radura, accanto al fiume, scorgemmo una larga chiazza luminosa e rossa, che riluceva nell’ erba. DD era corso in avanti verso la macchia, ma si era poi paralizzato a pochi metri da essa. Il prato davanti a noi era imbrattato di sangue, come se qualcuno avesse macellato un bue o un altro grosso animale. Tracce di sangue, anche se meno evidenti, apparivano anche sui tronchi degli alberi e sui sassi del torrente. Presto scoprimmo con orrore che il sangue sgorgava dal sottosuolo, come da una piccola sorgente, da una polla. La curiosità per quello strano fenomeno aveva vinto la mia paura: presi a smuovere la terra in prossimità della fonte con un grosso bastone, pensando che un animale ferito si fosse nascosto sotto il terriccio e le foglie secche, nel mentre Daniele filmava la scena.


Il terriccio era imbevuto di liquido rossastro, misto a foglie secche e sassi, il sangue ad un certo punto aveva cessato di sgorgare, non trovai però alcun animale ferito.


Quando tornammo in paese raccontai la nostra avventura: il carabiniere promise un sopralluogo per il mattino dopo, quella notte del resto venne un grosso temporale e credo che l’ indomani del sangue non fosse rimasta alcuna traccia.


Altri viandanti notarono però nei giorni successivi lo stesso fenomeno in più punti del bosco. Si organizzarono spedizioni, campioni di sangue vennero portati ad analizzare nel mio laboratorio. La gente diceva che il bosco sanguinava. Le analisi diedero come risultato che si trattava di plasma umano, appartenente ad un individuo di sesso maschile. Vennero esperti dalla lontana città di JK e un paio di troupe televisive a filmare l’ avvenimento, poi il fenomeno cessò così come era iniziato, ma una strana inquietudine aveva colto il paese, nessuno si avventurava più volentieri lungo i sentieri del bosco per passeggiare, le erbacce e gli animali selvatici la facevano da padrone. Qualcuno iniziò a favoleggiare di streghe e sabba notturni; antiche leggende di lupi mannari correvano di bocca in bocca ai tavoli dell’ osteria.


L’ arrivo dell’ inverno, la prima neve, indussero la gente a rintanarsi in casa accanto ai camini a raccontare favole. Io solo ormai mi avventuravo nel bosco lungo i sentieri una volta battuti, alla ricerca di tracce di animali nella neve. Mia moglie biasimava queste mie esplorazioni con un:”Te ne verrà solo male” che non lasciava dubbi sulle sue credenze. Amina prestava orecchio alle fole della gente sui sabba notturni nelle campagne e aveva appeso una piccola scopa di saggina allo stipite della nostra porta di casa. L’ oggetto sarebbe servito a tenere lontani gli spiriti maligni che, secondo le vecchie del paese, popolavano il nostro bosco. Questo atteggiamento di mia moglie mi preoccupava non poco. Spesso rivedevamo insieme il filmato che Daniele aveva ripreso nella radura, e ogni volta finivamo per litigare. 


 


 


Norman Mailer

Ave et vale

venerdì 9 novembre 2007

Sezione Piquadro

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Stanotte ho fatto le ore piccole leggendo un libro.  Non mi accadeva da quest'a estate, quando ho letto con colpevole ritardo ' 'White Jazz' di James Ellroy .  Ho ceduto al sonno verso le quattro del mattino e siccome sono disoccupata da qualche mese ho potuto leggere il finale con comodo  dopo aver fatto colazione Il libro è 'Sezione Piquadro' di Giovanni De Matteo vincitore del premio Urania 2006.  Lo trovate in edicola sino alla fine del mese nell'omonima collana (euro 3.90).  Si tratta di un romanzo noir di ambientazione fantascientifica o se preferite di un romanzo di fantascienza che assume le vesti della detective story (future noir). Io amo moltissimo le contaminazioni tra generi letterari (ne ho parlato altrove in questo blog a proposito di alcuni miei racconti) convinta come sono che il genere letterario sia soltanto un espediente per raccontare una buona storia. Sezione Piquadro rispetta comunque i canoni del romanzo future noir. Il protagonista è un investigatore della Polizia Psicografica o Sezione Piquadro, il corpo incaricato di interrogare i morti. La storia è ambientata intorno al 2059  in una Napoli caotica che non è poi  tanto diversa da certe descrizioni della città  e del suo sostrato criminale  fatte ad esempio da Roberto Saviano.  Il nostro detective ha alle spalle una vicenda personale molto pesante e i fantasmi del passato riaffioreranno con l'assassinio  del 'Commissario'  il mitico fondatore della sezione Piquadro. Non voglio rivelare altro della trama che si arricchisce di alcune scene di azione molto ben congegnate che mi hanno riportato alla mente le immagini del miglior Tarantino. Buona lettura.

giovedì 8 novembre 2007

Editoriale

Ho pubblicato sul blog un editoriale di Valerio Evangelisti sul caso Romania perché riassume tra le tante cose lette, il mio pensiero al meglio. Avevo pensato di scrivere qualcosa io ma ultimamente non riesco a parlare di politica, mi si inceppano la lingua e la penna, deve essere per via di quel mio disgusto di fondo per la politica italiana e per l'antipolitica che dovrebbe opporvisivi (vedi Beppe Grillo). Aggiungo una cosa sola a quanto scritto dall'ottimo Evangelisti:  attenzione la mamma dei razzisti è sempre incinta.

Editoriale da Carmillaonline


Romania fa rima con etnia?




di Valerio Evangelisti


RomaniaBandieraBucata.gifL’identità dei rumeni è tale da rendere difficoltose le campagne d’odio razziste cui siamo ormai abituati. Sono di pelle bianca. Sono in maggioranza di fede cristiana (sia pure nelle variante greco-ortodossa). Parlano una lingua che discende in linea diretta dal latino. Fanno parte dell’Unione Europea.
Non si possono applicare loro, insomma, i consueti alibi che giustificano il razzismo dilagante in questa porcheria di paese: lo “scontro di civiltà”, la “lotta al terrorismo”, la differenza di culture, e via delirando. I rumeni si chiamano così proprio per l’impronta lasciata loro dall’annessione a Roma – ammesso che simili argomenti abbiano un senso. Anzi, quando l’impero romano era ormai scomparso, là se ne teneva vivo un brandello. Dico questo per prevenire le obiezioni delle canaglie fasciste, sempre pronte ad asservire la storia per giustificare i propri delitti. Non vi serve cercare Dna particolari. La Romania era ed è più latina di quanto non lo sia l’ipotetica “Padania”. Se siete fascisti, siatelo fino in fondo. Se siete “padani”, andate affanculo. Da bravi barbari, vi bevete l’acqua del dio fiume, con larve annesse. Prosit!



Veniamo al caso che invade le cronache. Un rumeno, per la precisione un Rom, violenta e uccide una povera donna. Dove abito io, l’ultima violenza carnale di una lunga serie è stata commessa, se ricordo bene, da un calabrese ubriaco. Non mi risulta che, per questo, la Regione Emilia-Romagna abbia rotto le relazioni con la Regione Calabria, né che si sia scatenata una caccia al calabrese.
Invece, se le cronache dicono il vero, il governo Prodi avrebbe richiamato l’ambasciatore in Romania. Non so se la notizia sia fondata, però ho visto Walter Veltroni, segretario del futuro Partito Democratikkko e sindaco di Roma, lamentare a Ballarò che i rumeni in Italia sono troppi (riecheggiando Beppe Grillo, altra brava persona), e rivendicare con orgoglio la distruzione delle loro baracche (dove siano finite le famiglie degli “sfollati” non si sa). Intanto, grazie anche alle indirette istigazioni dello stesso Veltroni, squadre di “giustizieri” sprangavano rumeni qualsiasi mentre, carichi di borse, uscivano da un supermercato, e distruggevano un negozio di “specialità dalla Romania”. Il Giornale applaudiva questa reazione spontanea delle masse.
A mia conoscenza, mai il governo degli Stati Uniti ha convocato diplomatici italiani per rinfacciare loro ciò che stavano facendo, in territorio americano, gli affiliati alla Mano Nera o a Cosa Nostra. Pescava i colpevoli, se ci riusciva, e li sbatteva in galera.
Solo da noi si fa ricadere un crimine su un popolo intero, e si prende a pretesto un delitto per criminalizzare una nazionalità nel suo complesso. Che i rumeni si consolino. Prima era già accaduto agli albanesi, ai nordafricani, ai polacchi, agli “slavi” in genere, ai meridionali. Nel Medioevo, i Veltroni di allora (o i Fini, o i Casini, o i Berlusconi, o i leghisti del tempo) imprecavano contro gli ebrei, che dissanguavano bambini cristiani. La - da me non tanto - compianta Oriana Fallaci inveiva contro i somali, rei di sporcare Firenze. Ogni epoca ha il suo stronzo, e la sua vittima.
Tornando ai rumeni, delinquenti per vocazione genetica, cos’abbiamo fatto noi a loro? Una qualche reciprocità esiste.
Era appena caduto il regime di Ceausescu e già migliaia di “imprenditori” italiani (chiamiamoli con il loro nome: “padroni” e “padroncini”) si fiondavano in Romania, come in altri paesi dell’Est, alla ricerca di manodopera sottopagata. L’avvilente epopea di questi tristi avventurieri è appena stata narrata da Andrea Bajani in un bellissimo romanzo, altamente consigliabile: Se consideri le colpe, Einaudi, 2007. I “portatori di progresso” italiani si rendevano complici di un doppio crimine: togliere lavoro in Italia e instaurare lavoro schiavistico altrove. Intanto un paese, sottratto a una dittatura ma lasciato nelle braccia del neoliberismo più brutale, assisteva a un degrado progressivo, e diventava tra i massimi esportatori di delinquenti e, soprattutto, prostitute. Nessuno, come i clienti di queste ultime, apprezza i benefici del capitalismo. D’altronde la merce è varia: un volo aereo e c’è, alla periferia di Timisoara, un bordello in cui sono in vendita minorenni dei due sessi. I padroncini vi si affollano.
Fa comodo la miseria altrui, purché resti a casa propria. Se viene qua, si trasformerà in puro accidente o in scelta criminale.
Che schifo! Che paese (o etnia, a questo punto?) di merda è diventato l’Italia!


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Splinder alla Fiera della Piccola e Media Editoria

Splinder, in occasione della 6° Fiera della Piccola e Media Editoria "Più Libri Più Liberi", che si terrà a Roma al Palazzo dei Congressi EUR dal 6 al 9 Dicembre 2007, organizza lo SPAZIO BLOG e ospita la manifestazione PiùBLOG.



Lo SPAZIO BLOG ospiterà un programma di dibattiti, confronti e presentazioni a cura di PiùBLOG al quale parteciperanno personaggi autorevoli, noti e meno noti, tutti animati dalla passione per il blog e per la rete. Tra questi Bruno Pellegrini, il fondatore di The Blog Tv; Umberto Croppi, Direttore Generale di Valore-Italia; Luce Marinetti, che risponderà alle domande dei blogger su suo padre, fondatore del Futurismo; Lino Banfi, noto nella blogosfera come "Nonno Blogger"; Alberto Bevilacqua che regalerà ai giovani la possibilità di un confronto sulla scrittura; Tonino Cantelmi, lo psicoterapeuta che ha “psicanalizzato” Internet fin dalla sua nascita; Marco Strano, il criminologo esperto di sicurezza della rete.



Gli eventi dello SPAZIO BLOG, disponibili per tutti attraverso una TV satellitare, una webradio e una webTV, saranno organizzati in un’“arena” che accoglierà ospiti e pubblico. Inoltre, il blog di PiùBLOG sarà aggiornato in tempo reale in modo da costituirsi live blogging dell’evento. Infine, una presenza su Second Life replicherà il Palazzo dei Congressi EUR di Roma con Splinder e Più BLOG.




mercoledì 7 novembre 2007

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Giovedì 8 novembre 2007, alle ore 18.30, ARPANet presenterà,

presso il Papyrus Café di Roma (Via De Lucchesi, 28),

il volume CONCEPTS Gusto.

 

Partecipano all’evento gli autori ARPANet:

Gaspare Bitetto, Luca De Simone, Flavia Ganzenua, Nadia Linciano, Fabio Orecchini, Paola Merolli.


Testi interpretati da Raffaello Benedetti e Pia Rutigliano.

 

Nel corso della presentazione si parlerà anche delle nuove iniziative editoriali ARPANet, per la pubblicazione su carta e la distribuzione in libreria:

CONCEPTS Storia e Profumo ed EROS e amore.

 

Per informazioni:

 

www.conceptsbooks.it (chiusura iscrizioni 15 novembre 2007)

www.eroseamore.it (chiusura iscrizioni 6 gennaio 2008)

 

Società Editoriale ARPANet

 


 

L'editoria del futuro ha trovato spazio.
 
via Sant'Orsola, 5
20123 MILANO
tel. +39.02.670.06.34
fax +39.02.66.98.63.42

 


martedì 6 novembre 2007

Stardust e altro

Un film di Matthew Vaughn. Con Claire Danes, Charlie Cox, Sienna Miller, Ricky Gervais, Jason Flemyng, Rupert Everett, Peter O'Toole, Michelle Pfeiffer, Robert De Niro. Genere Avventura, colore 130 minuti. - Produzione Gran Bretagna, USA 2007. - Distribuzione Universal Pictures


Stardust è un bel film fantasy tratto da un romanzo di Neil Gaiman. Mi è stato consigliato dall'amico Marco Mushroom che qui ringrazio. Ho visto il film due volte nel giro di pochi giorni e devo dire che anche la seconda volta non mi ha delusa.  Non racconterò la trama, potete leggerla se volete su www.mymovies.com da cui ho tratto le informazioni riportate in apertura del post.  ho un solo desiderio: entrare in possesso anch'io di una candela di Babilonia. Per chi non ha visto il film, si tratta di una candela magica che funziona come il teletrasporto di Star Trek. La userei per viaggiare istantaneamente senza il fastidio di prendere treni od aerei o peggio ancora la macchina.




lunedì 5 novembre 2007

Racconto (3) - 1

 


Martedì Pepsi è andato in perlustrazione da solo, io avevo un terribile mal di testa e qualche linea di febbre. Ha camminato sulle sue piccole gambe per le strade bagnate di pioggia e ha seguito tutte le donne sole che ha incontrato sulla sua strada. Verso le due del mattino ha visto un uomo alto, vestito di nero, che si nascondeva dietro un furgoncino nel parcheggio di via Negri. Pepsi ha deciso di appostarsi anche lui. Verso le due e un quarto una Panda è entrata nel parcheggio a passo d’uomo e ha trovato posto lungo il muro che divide la strada dai binari della Metro B ne è scesa una ragazza con alcune buste in mano. L’uomo allora è uscito dal suo nascondiglio e le è andato incontro nella strada buia. Lo sconosciuto  e la ragazza si sono trovati faccia a faccia tra due file di macchine parcheggiate.  Pepsi ha visto l’uomo balzarle addosso ed è corso verso di loro. Ha estratto il suo pugnale e ha colpito l’assassino ad una gamba. L’uomo ha cacciato un urlo di dolore ed è fuggito. La ragazza era a terra ancora tramortita, quando ha visto Pepsi si è messa ad urlare, allora il mio piccolo amico è scappato anche lui. La polizia è arrivata sul posto poco dopo. La giovane donna ancora sotto choc ha dichiarato agli agenti di essere stata salvata dall’aggressione da un nano molto piccolo vestito di rosso e di blu. La scientifica ha racconto un campione di sangue del presunto assassino sul marciapiede di via Negri. Il rapporto sull’aggressione notturna è arrivato sul mio tavolo la mattina dopo. Poche ore dopo  avevano i risultati dell’analisi del campione e la settimana successiva avremmo avuto anche il DNA dell’aggressore. I miei colleghi hanno fatto una ricerca in tutti gli ospedali ed i pronto soccorso per trovare un uomo con una ferita al polpaccio. Nulla di fatto. Io ho parlato a lungo con Pepsi per ricostruire l’accaduto. Il mio amico era soddisfatto di aver salvato la ragazza ma si doleva del fatto di non essere riuscito a fermare l’assassino. “Sono troppo piccolo per fermare un uomo” ripeteva passeggiando in tondo sul tavolo della cucina. Io mi sentivo in colpa per non essere andata con lui quella notte. Avremmo potuto arrestare l’uomo alto vestito di nero. Giovedì mattina una persona corrispondente alla descrizione della testimone si è presentato al pronto soccorso del Policlinico, aveva una brutta ferita al polpaccio destro. La polizia lo ha fermato immediatamente. E’ uno squilibrato, si chiama Giorgio Rossini ed abita in via Federico Nansen 102 al quartiere Ostiense. Ho partecipato personalmente alla perquisizione nel suo appartamento. Non abbiamo trovato nulla di particolare tranne un’intera collezione di nani di terracotta vestiti di rosso e di blu nel piccolo giardino della sua abitazione.


 


 

Racconto 2

Venerdì sera sono tornata a casa stanchissima dal solito giro di perlustrazione. Pepsi si era assopito nella tasca del trench. L’ho svegliato posandolo delicatamente  sul tavolo della cucina. A volte mi dico che se io e Pepsi fossimo stati i protagonisti di un racconto poliziesco le nostre indagini avrebbero dovuto avere per forza un qualche risultato. La realtà purtroppo è molto diversa dalla finzione letteraria. Ho comunicato questo pensiero al mio piccolo amico che si è limitato a suggerirmi di non demordere. Non che le indagini ufficiali dei miei colleghi della omicidi stiano andando meglio: dopo tre delitti l’unico indizio è un’ombra registrata dalla telecamera a guardia di un garage notturno in via V. Bove. Seguo il caso in ufficio e la notte perlustro il quartiere alla ricerca dell’assassino. Martedì c’è stato un altro omicidio. Un’altra signora che tornava a casa da sola la sera tardi. Aveva parcheggiato la sua Renault Clio su via Negri, davanti all’agenzia di scommesse SNAI e si apprestava a raggiungere la sua abitazione in via Ostiense 99. Nessun legame con le vittime precedenti, nessun indizio, un'unica caratteristica in comune con gli altri omicidi: abitare al quartiere Ostiense vicino al Gazometro. Anche questa volta nessuno ha visto nulla nonostante la sorveglianza attiva nella zona 24 ore su 24. Io e Pepsi quando è avvenuto il delitto stavamo perlustrando le strade lungo la via del Porto Fluviale dall’altro lato di via Ostiense. Peccato!. 


Ho fotocopiato i fascicoli che riguardano le quattro vittime e me li sono portati di nascosto a casa. Io e Pepsi li leggiamo di continuo. A volte cerchiamo un fil rouge che colleghi le quattro vittime, un movente, altre volte in base alle caratteristiche delle vittime, tutte donne tra i trenta ed i quaranta anni, cerchiamo di dare un volto all’assassino. Lui è uno che non rapina, non violenta, uccide strangolando, probabilmente usa un laccio od un foulard. Agisce nell’ombra e dopo aver colpito svanisce nel nulla. Secondo Pepsi abita nel quartiere. Potrebbe essere uno dei tanti signori che incontriamo durante le nostre perlustrazioni: c’è chi porta a spasso il cane, chi indugia davanti alla pizzeria di via Bove. Ci sono quelli che portano la spazzatura e quelli che vanno al distributore di sigarette notturno su via Ostiense. Il fine settimana lo scenario si complica, il quartiere si anima: centinaia di macchine affollano i parcheggi di fronte ai Magazzini Generali. Sono i giovani che frequentano le numerose discoteche della zona. Ma il nostro assassino preferisce la quiete dei giorni feriali quando le strade sono semi-deserte. Colpisce tra le undici e le tre del mattino senza lasciare traccia.

Favola

Ecco la fiaba più breve e più bella che abbiate mai letto:

C'era una volta una ragazza che domandò ad un ragazzo se voleva sposarsi con lei. Il ragazzo le rispose
"NO!"

Da quel giorno, la ragazza visse felice per sempre, senza lavare, né cucinare, né stirare per nessuno, uscendo con le sue amiche e facendo l'amore con chi voleva, lavorando e spendendo i suoi soldi come voleva.

** FINE **

Post ospiti

Quest'oggi ho ospitato sul blog due scritti di mio fratello Filadelfo. Chi volesse leggere qualcos'altro di Filadelfo può andare sul suo blog www.filadelfoanz.splinder.com.


Altre notizie: è uscito il numero due della rivista della Lega dei Blog Letterari, che contiene i post più belli pubblicati dai blog che aderiscono alla Lega. Contiene tra le altre cose una bella recensione di Sappiano le ie parole sangue, di Babsi Jones un libro che leggerò prestissimo e recensiro' anch'io. C'è anche il mio racconto 'Io e Fred' che potete leggere qui sotto. Chi volesse scaricare la rivista deve andare su questo link :


http://www.historicaweb.com/?scarica_historica  


domenica 4 novembre 2007

Testo di mio fratello Filadelfo

 Il general intellect.

Marx lascia una proiezione del futuro magistrale ove dietro al termine general intellect oggi assestano a quel termine marxiano mai citato tutto…una parte di quello che si ha da dire sul web profondo sul lavoro tra dodici miliardi di pagine Htlm e no…Lo rendono prole ‘’dell’energia elettrica e del linguaggio ’’anch’esso come il telegrafo, e poi a seguire…L’idea di una connettività delle rete web come general intellect è prossima a realizzarsi   come ipermedia si trova posto…come organismo tecnologico…cioè connettendo tutti e facendo del lavoro di ciascuno ipertesto momento in cui la singola mente partecipa fuori da sé al lavoro di altri…che arriva durante la sua riflessione per un battito di ciglia…La ‘’vitrionica’’mette lo schermo sotto gli occhi d’innanzi protesi inforcando degli occhiali.

 

Come parve ai filosofi greci per prodigiosa proiezione del futuro le spole dei telai si sarebbero mosse da sole…E Marx di ciò rese merito…La società come automa…complessivo…A Marx nel secondo tomo del Capitale tocca dire dopo i Grundrisse di nuovo di questo:’’automa collettivo’’ma è in riferimento alla costruzione di macchine ed al nesso con l’industria estrattiva, le miniere…e la siderurgia…Da ciò qui l’automa cosa si mette in attività come mai prima…La produzione di macchine a mezzo di macchine. Il trasferimento del loro prezzo nei prodotti fino all’ammortamento, ma la riduzione del lavoro umano e del prezzo dei pezzi…che sostiene la domanda. Procedendo…

La prima conseguenza è la divisione dell’industria in due industrie. 1) L’industria dei beni di consumo.2)L’industria dei mezzi di produzione. L’industria dei mezzi di produzione sarebbe a dire, la costruzione di macchine, spinge la prima industria a modernizzarsi, implementandosi con nuove macchine e butta fuori lavoratori. Automatizza oggi si dice esistendo macchine più complesse che controllano fasi di altre…

Le macchine in serie e batterie sostituiscono anche altre macchine avviando alla competizione fra produttori pur possessori di macchine che ora nella concorrenza cederanno tutto il plus valore.

Il punto. Alla borghesia industriale all’inizio conviene avere le macchine determinando che non esista altro lavoro e modo di produrre se non quello con le macchine .I loro tempi e la quantità di pezzi che producono.

Il modo di prendere il plus valore incide.Quella parte di prodotto non pagato che anche il padrone kulaco prendeva determina che l’accumulazione (termine che definisce in Marx questo processo…) cambi nel suo rapporto da assoluto.Plus valore assoluto allungando la giornata lavorativa a plus valore relativo accorciando la giornata lavorativa. In questo rapporto il saggio di plus valore che è uguale al rapporto tra lavoro necessario e tempo di lavoro …spinge il lavoro necessario a riprodurre i bisogni del lavoratore a parte effimera residuo. Cioè quella quantità di prodotto in cui è atomizzato valore che corrisponde al salario è meno dell’arco intero della giornata lavorativa.Il tempo intero velocizzandosi i tempi lascia molto tempo libero per i lavoratori si dice…In effetti lavorano pochi ma molto concentrando il tempo di lavoro.Lavorano pochi in poco tempo molto intensivo. Fourier il socialista utopista citato da Marx paragonava alla detenzione in carcere questa condizione del lavoro salariato.

Con l’introduzione delle macchine il lavoro salariato è l’unico lavoro che si trova…Svolto senza gratificazione di saper fare qualcosa. L’operaio diventa, operaio parziale rispetto alla fase e compito ma collettivo ecco il termine…Capitalista collettivo ed operaio parziale.

Il valore non è più la base dei rapporti giacchè il tempo di lavoro cessa di essere misura plausibile del rapporto di lavoro. Ne risente in modo rivoluzionario nelle premesse l’andamento dei salari reali.

Rispetto alla composizione del capitale cresce la parte di capitale fisso, fix, e decresce il capitale variabile, la forza lavoro.

Il lavoratore al telaio meccanico addestrato in breve tempo all’uso della macchina è merce sostituibile.Le mule le macchine a vapore erano padrone il vapore cosa introdotto nella grande produzione dovettero creare la prima grande forza produttiva…lo stesso proletariato operaio. Prima assoldato a giornata poi schiavo delle dodici ore.Prima tra le sua fila compaiono uomini poi donne e bambini. E’ la trasformazione e poi la stessa morte della manifattura. Il lavoratore pressoché sostituibile e deprezzato accanto a lui file serbatoio di chi può sostituirlo a basso prezzo a ribasso.Il general intellect è quella fase in cui nei Grundrisse Marx per la prima volta, 1857…parla di automa collettivo della società in cui cresce il capitale fisso e viene detto che il proletariato si dirige contro il capitale fisso lo distrugge…Perché gli viene tolto lavoro…La tecnica dentro il capitale determina l’accumulazione capitalista diversa dalla precedente…Alla stessa borghesia industriale non conviene introdurre le macchine oltre un certo rapporto ma è spinta dalla concorrenza inter capitalista.Condizione d’inizio alla sussunzione di ogni ramo e sfera della produzione al modo della produzione dominato da questa classe che cosa rileva trasforma con le macchine che danno potere a questa classe industriale e borghese che non lascia altra attività e modo del produrre a cui corrisponde il lavoro salariato come unico mezzo di sussistenza per il proletariato. Nel Manifesto Marx ed Engels sono chiarissimi su questo punto.

 

Il capitale fisso per esempio le traversine delle ferrovie si cambiano con la manutenzione pezzo a pezzo…Non in una volta sola…La circolazione del capitale fisso la sua esportazione cioè l’esportazione di macchine come il credito all’estero che permette investimenti e produzione determina che poi non si venda a chi ora sappia produrre.Un giornalista americano citato da Marx scrisse –la guerra si fa per distruggere capitale fisso-Macchine, cioè industrie ed infrastrutture.

Gli ‘’inventori’’sono gli ingegneri i tecnici che nelle pagine marxiane si ricordano per la costruzione e progettazione di macchine.Tra loro affogati ed uccisi, come nella letteratura si dice di progetti lasciati nel cassetto dopo essere stati comprati. Frenando l’innovazione che ha altri costi. ‘’La borghesia è una classe che rivoluziona il modo della produzione attraverso la tecnica continuamente’’nel Manifesto lucidamente Marx già pervenne a cosa le macchine nell’uso capitalistico determinassero con la loro introduzione. Usando gli uomini imponendo tempi e movimenti lesionanti e ripetuti in spazi angusti e sudici con furto di minuti che davano profitto. Il dottor Ure ed i tecnici di ‘’queste epopee…’’I medici, Ramazzini, che scopriva lesioni ed abuso di bambini che ora lavoravano non sotto le otto ore. La tecnica del capitale e la disoccupazione seguente ad una nuova rivoluzione tecnica… Sconvolgimenti che gettarono sul lastrico file di lavoratori e con la spinta concorrenza altri produttori.

Adam Smith e l'accumulazione capitalistica, testo di Filadelfo

Adam Smith deve essere il pensatore che scrive nell’anno dell’indipendenza americana,e si pone al di qua del concetto maturo di accumulazione capitalistica. Perciò gli interessi solo individuali e proprietari che si sentono, promanano dalla costituzione americana, non hanno completato quel passaggio dell’accumulazione capitalista.Come, unico lavoro dato a svolgersi e detenzione delle attività date a svolgersi.Immaginare una società di singoli e proprietari e permettere l’arricchimento, togliendo ricchezza allo stato, per portare ricchezza al cittadino, al di là delle classi e degli alcuni a scapito d’altri che arricchiscono è perdipiù illusorio. La tecnica compie un passaggio erroneo nelle pagine del libro di Smith, che vede fabbricatori di calze ai telai meccanici che funzionano subito senza la cultura dell’agrimensore, con istruzioni,ma deve vedersi il prezzo delle calze fabbricate al telaio, dopo questa premessa, come prezzi maggiorati rispetto alle calze ancora fatte a mano, artigianalmente.Paradosso, giacchè le calze al telaio hanno meno lavoro umano incorporato, dovranno costare meno, ed invece in rassegna di Smith costano di più e l’operaio o l’apprendista che lavora a noia rispetto al lavoratore a giornata che deve assicurarsi per l’indomani salario, non stanno nella logica ferrea poi di Marx; per cui. Le macchine come capitale fisso tolgono attività, portando all’idiotismo come avrebbe detto il maestro di Smith…Il capitale fisso aumenta, facendo sì diminuire il prezzo delle merci che adesso come merci sembrano dire sbattendo gli occhi:comprami, comprami, perché rispetto ad un equazione di valore in esse (le merci) c’è meno lavoro umano, salario, come capitale da sborsare. L’accumulazione come concentrazione di macchine in serie una sostitutiva dell’altra sua precedente, pone la produzione di macchine una nuova attività. Le miniere e le fonderie. La fabbricazione e gli ingegneri è l’economia quantitativa come occorre dire.La grande produzione rispetto a cui c’è la piè decisa divisione del lavoro.Che spogli i lavoratori assegnando alla loro merce, il lavoro, l’angusto posto di essere presto sostituibili…Per cui la società di liberi produttori e singoli capitalisti è brutta utopia che arretra. Arretra davanti alla tecnica del capitale che da intenso lavoro a pochi.Se da un lato i lavoratori sono lavoratori parziali ed il capitalista è collettivo ciò è dovuto all’uso delle macchine da parte capitalista, uso determinato,obbligato nella direzione che soppianta il precedente modo di produzione.Dove in presenza comunque del plus valore, che è prodotto non pagato che riproduce il capitale nei suoi costi, durante la circolazione diventando denaro.Adesso il saggio di plus valore è modificato, cresce vertiginosamente, tanto che la cosa che interessa alla produzione capitalistica non è la micidiale produzione a basso costo di pezzi inparagonabile con ogni epoca precedente, ma l’incamerare plus valore, come lavoro estorto, e merce oggettivata che salta nella circolazione ed è denaro alla vendita. Smith deve essere assolto nel pensare ad un capitalismo che non nomina a cui non dà, manca Marx suo critico, la propulsione, ma la stasi, assente la tecnica e lo sviluppo del mercato ma prima della compiuta accumulazione, come portato della concorrenza inter capitalistica…Per cui. Nella stessa fabbricazione di macchine l’idea cartesiana di automa senza dolore e di possesso della natura da forgiare come forza, come l’idea di una cascata da ciò il possesso di questa cascata, permette di attivare, era la mule, un organismo separato e potente che sovrastasse i singoli lavoratori e li usasse ma prima sgominasse gli altri produttori decretando che non ci fossero come qualità, prezzo e quantità, altri modi storici del produrre più vantaggiosi, potenza di domanda ed offerta su ogni mercato…L’accumulazione di mezzi concentrati permette ad un solo produttore o a produttori che hanno la stesse tecnica che sia equazione dello stesso valore di dare pezzi con le stesse parti incorporate di capitale su ogni merce. L’economia quantitativa funziona perché c’è sempre un mercato estero, una parte non sviluppata allo stesso livello, che rispetto alla bilancia delle esportazione vede navi partire piene e tornare vuote come Smith comprendeva, per stare al suo esempio.Riprendendo, operaio parziale e capitalista collettivo sono le due figure dominanti di questo processo, che turba i sonni delle utopie liberiste e degli aggiustamenti che si vogliano progressisti ed emancipatori di un liberalismo di sinistra che eroda i monopoli, se vero, se non tirchieria spalmata, di sinistra. Il lavoratore contrattò per l’assunzione non a giornata ma il lavoro, galera a cielo chiusa in fabbrica, per pochi intensamente sfruttati per la concentrazione in molecole di tempo di lavoro.E fuori, la crescente disoccupazione senza cavillare, non offrendosi altro lavoro che quello alle macchine, certo diminuendo l’orgoglio di saper fare qualcosa, che non fosse muovere una leva, perciò inserendo adesso donne e bambini al lavoro, equiparato.Ciò retaggio della rivoluzione industriale borghese, che sconvolse il modo precedente della produzione. Aumentando malattie ed invalidità senza ritorno al lavoro, ciò necessitò del socialismo. Non pari da ciò Smith ed il capitalismo liberale dichiaratosi e non storia vera del capitalismo si rompe il muso, denti compresi, con l’accumulazione come ciò che c’è e null’altro all’infuori del modo storico di produzione che toglie lavoro e soppianta attività all’infuori di quella determinata dalla concentrazione e possesso delle macchine.