domenica 4 novembre 2007

Adam Smith e l'accumulazione capitalistica, testo di Filadelfo

Adam Smith deve essere il pensatore che scrive nell’anno dell’indipendenza americana,e si pone al di qua del concetto maturo di accumulazione capitalistica. Perciò gli interessi solo individuali e proprietari che si sentono, promanano dalla costituzione americana, non hanno completato quel passaggio dell’accumulazione capitalista.Come, unico lavoro dato a svolgersi e detenzione delle attività date a svolgersi.Immaginare una società di singoli e proprietari e permettere l’arricchimento, togliendo ricchezza allo stato, per portare ricchezza al cittadino, al di là delle classi e degli alcuni a scapito d’altri che arricchiscono è perdipiù illusorio. La tecnica compie un passaggio erroneo nelle pagine del libro di Smith, che vede fabbricatori di calze ai telai meccanici che funzionano subito senza la cultura dell’agrimensore, con istruzioni,ma deve vedersi il prezzo delle calze fabbricate al telaio, dopo questa premessa, come prezzi maggiorati rispetto alle calze ancora fatte a mano, artigianalmente.Paradosso, giacchè le calze al telaio hanno meno lavoro umano incorporato, dovranno costare meno, ed invece in rassegna di Smith costano di più e l’operaio o l’apprendista che lavora a noia rispetto al lavoratore a giornata che deve assicurarsi per l’indomani salario, non stanno nella logica ferrea poi di Marx; per cui. Le macchine come capitale fisso tolgono attività, portando all’idiotismo come avrebbe detto il maestro di Smith…Il capitale fisso aumenta, facendo sì diminuire il prezzo delle merci che adesso come merci sembrano dire sbattendo gli occhi:comprami, comprami, perché rispetto ad un equazione di valore in esse (le merci) c’è meno lavoro umano, salario, come capitale da sborsare. L’accumulazione come concentrazione di macchine in serie una sostitutiva dell’altra sua precedente, pone la produzione di macchine una nuova attività. Le miniere e le fonderie. La fabbricazione e gli ingegneri è l’economia quantitativa come occorre dire.La grande produzione rispetto a cui c’è la piè decisa divisione del lavoro.Che spogli i lavoratori assegnando alla loro merce, il lavoro, l’angusto posto di essere presto sostituibili…Per cui la società di liberi produttori e singoli capitalisti è brutta utopia che arretra. Arretra davanti alla tecnica del capitale che da intenso lavoro a pochi.Se da un lato i lavoratori sono lavoratori parziali ed il capitalista è collettivo ciò è dovuto all’uso delle macchine da parte capitalista, uso determinato,obbligato nella direzione che soppianta il precedente modo di produzione.Dove in presenza comunque del plus valore, che è prodotto non pagato che riproduce il capitale nei suoi costi, durante la circolazione diventando denaro.Adesso il saggio di plus valore è modificato, cresce vertiginosamente, tanto che la cosa che interessa alla produzione capitalistica non è la micidiale produzione a basso costo di pezzi inparagonabile con ogni epoca precedente, ma l’incamerare plus valore, come lavoro estorto, e merce oggettivata che salta nella circolazione ed è denaro alla vendita. Smith deve essere assolto nel pensare ad un capitalismo che non nomina a cui non dà, manca Marx suo critico, la propulsione, ma la stasi, assente la tecnica e lo sviluppo del mercato ma prima della compiuta accumulazione, come portato della concorrenza inter capitalistica…Per cui. Nella stessa fabbricazione di macchine l’idea cartesiana di automa senza dolore e di possesso della natura da forgiare come forza, come l’idea di una cascata da ciò il possesso di questa cascata, permette di attivare, era la mule, un organismo separato e potente che sovrastasse i singoli lavoratori e li usasse ma prima sgominasse gli altri produttori decretando che non ci fossero come qualità, prezzo e quantità, altri modi storici del produrre più vantaggiosi, potenza di domanda ed offerta su ogni mercato…L’accumulazione di mezzi concentrati permette ad un solo produttore o a produttori che hanno la stesse tecnica che sia equazione dello stesso valore di dare pezzi con le stesse parti incorporate di capitale su ogni merce. L’economia quantitativa funziona perché c’è sempre un mercato estero, una parte non sviluppata allo stesso livello, che rispetto alla bilancia delle esportazione vede navi partire piene e tornare vuote come Smith comprendeva, per stare al suo esempio.Riprendendo, operaio parziale e capitalista collettivo sono le due figure dominanti di questo processo, che turba i sonni delle utopie liberiste e degli aggiustamenti che si vogliano progressisti ed emancipatori di un liberalismo di sinistra che eroda i monopoli, se vero, se non tirchieria spalmata, di sinistra. Il lavoratore contrattò per l’assunzione non a giornata ma il lavoro, galera a cielo chiusa in fabbrica, per pochi intensamente sfruttati per la concentrazione in molecole di tempo di lavoro.E fuori, la crescente disoccupazione senza cavillare, non offrendosi altro lavoro che quello alle macchine, certo diminuendo l’orgoglio di saper fare qualcosa, che non fosse muovere una leva, perciò inserendo adesso donne e bambini al lavoro, equiparato.Ciò retaggio della rivoluzione industriale borghese, che sconvolse il modo precedente della produzione. Aumentando malattie ed invalidità senza ritorno al lavoro, ciò necessitò del socialismo. Non pari da ciò Smith ed il capitalismo liberale dichiaratosi e non storia vera del capitalismo si rompe il muso, denti compresi, con l’accumulazione come ciò che c’è e null’altro all’infuori del modo storico di produzione che toglie lavoro e soppianta attività all’infuori di quella determinata dalla concentrazione e possesso delle macchine.

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