giovedì 24 agosto 2006

a.n.t.o.n.e.l.l.a

Amica amabile, acerrima avversaria

Non nego noie, nausee, naufragi.

Temo tiepidi trasporti? taccio.

Oltrepasso ogni ombra, ogni ostacolo.

Non nata, nascerò “n’atra vota”,

Edulcoro empie esecrazioni ed esco.

Lamenti, lenimenti, linimenti

Lascio

Agli amici, “agli amanti astiosi, aglio”.

 

 

Animo androgino, abiti avvitati aborro

Naiade negata, nudità nascondo.

Zio Zeus?

Abita ancora alture ascose?

Lasciatelo levitare lassù, lui le livella.

Odiati orpelli, opime offerte

Nella notte nera nuda

Esco.

 

 

martedì 22 agosto 2006

Poesia 2

E se ti dicessero che scrivo?

Per non pensarti.

Ma ti evoco ogni volta

Mio malgrado.

Senza troppa convinzione.

Non ho fiducia

nella tua o nella mia ragione.

Per combinare qualcosa di buono, mi dico

Ci vogliono anni o forse mai.

  

 Passo ad altro.

Il bar di fronte alla mia finestra

Il barista mi ha detto che mi guarda

Mi vede quando scrivo al computer

in finestra e fumo e ti penso.

Guardo la robinia e i gelati dei passanti

A volte i cani ma non mi convincono,

Troppo simili agli umani.

Cerco la nostra gatta,

spesso si apposta dietro una macchina

Li teme? Li snobba credo.

Senza titolo 0

Poesia 1

 

Mi dicono che l’amore cade a capofitto

stravolge, lacera.

Urla l’impossibilità di vivere, la lacerazione di essere

hic et nunc, senza costrutto o ragione alcuna che l’esistere.

A volte l’amore fa capolino, timido si rinserra

rettile nel suo guscio minerale.

Artigli cornei, membrane delicate

fragile testa appuntita

a fatica incede su terreni non suoi

E lo vorresti, agile, scivolare su distese erbacee

Quando inerme annaspa nel cortile.

 

A volte l’amore ti sfiora con dita di rosa

Ma tu rifuggi al tocco

Schivi le sue mire, illudendo alludi

E l’illusione è solo mia.

 

A volte l’amore sbatte i pugni contro la porta

E chiede, urgente, udienza.

Ma, lo sai, bussare troppo forte

 non è segno di buona educazione.

 

A volte l’amore torna sui suoi passi

Si rintana, tesse strategie illusorie

ai tavolini di un caffè

per poi specchiarsi, stanco,

 nel cerchio lasciato da un bicchiere.

.

 

 

Poesia: per E.M.

E.M.

 

Ho solo una domanda:

Il perché non lo ricordo

Ma a volte ti firmavi Eusebio

Con chi amavi?

 …………………..

 

Liceale maliziosa

Ti ho immaginato inciampare,

In un infilascarpe arrugginito

Mentre salivi uno

Dei tanti milioni di scale di una vita

.

Una cieca, nonostante tutto, non è sempre la migliore delle guide

E i femori varranno qualcosa in più degli ossimori

Mi dicevo, chiosando con sfregi rosso-blu

Un’ antologia scolastica non mia.

 

Poeta dilettante

Mi hai svelato la tua noia per le rime, sempre quelle,

quasi inevitabili.

 “Pinzochere ardenti di zelo”, se ben ricordo.

Ma ostinato mi taci l’arcano

 Per cui il contabile sposa l’ineffabile

Non necessariamente, ma qualche volta.

 

Ed in fondo, all’ora del telegiornale

Ammetto tra i denti

L’assenza di progressi o recessioni complessive

Almeno per oggi.

Poi svogliata accumulo nel lavandino

 i piatti di una cena affrettata

Ed ecco il profumo dello Svelto al limone

Evocare mio malgrado

Le trombe azzurre della pubblicità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Poesia: Alfabeto Imperfetto

 

Antonella all’alba ama andare al bar.

Brodaglia bevibile, beninteso ben calda

Cornetto croccante con crema, domando.

Dipende dalla disponibilità dell’esercente

Essendo entrambi esausti esprimo fiducia

Faccio fila, farfugliando famelica gratitudine

Guardo girella gocciolante humus.

Hodie hoc habemus, intuisco.

Inzuppo, intrido, ingerisco. Imminente, il lavoro.

Lasciatemi leggere lanci. Leggiucchio Mattino,

Messaggero. Mancano Manifesto, Nazione.

Notizie nuove? Necrologi? Nessuna novità oggi?

Oltre oceano ordiscono osceni piani.

Plotoni pronti per partenza, passeranno per Q8?

Quasi, quasi qui rimango.

Restia riprendo rapidamente strada.

Senza salutare salgo sullo scooter. Sicuramente tornerò.

Tutto tace. Traverso traiettorie tortuose, umide.

Un uomo umetta un uscio. Urine vinose.

Vorrei vedere vossignori vivere vagabondando. Zoticone?

Zenone.

 

  

 

 

 

Poesia per M.

Affetto e amore, mi rimproveri

Non sarebbero la stessa cosa.

L’ equivoco quindi è solo mio.

Dubbiosa mi rifugio in un sofisma abusato

sul mio pudore di dire.

L’uso logora anche le parole

ti rispondo.

Giocherello con un guanto

Il tessuto mostra la trama.

E penso a chi non dico

alla parola che non venne allora

Ed è stato giusto così.

 

Tiro un filo, quasi sovvrappensiero

Lei ti ha chiamato amore, ti chiedo

Le maglie cadono una ad una.

Se l’accusi di essere bugiarda, mi dico,

Avrai anche le tue buone ragioni.

Ma sadica ti rispondo

Che le parole dell’amore

Raramente sopravvivono al giorno.

 

   

Racconto: Nonnina

Mia nuora mi telefona sempre nei momenti meno opportuni. Poco fa, ad esempio, mi ha invitata a mangiare la pasta fresca fatta in casa per stasera, ma io sto già cucinando. Mi ci vogliono solo una padella grande e due cucchiai d’olio. Accidenti! L’olio è quasi finito, devo ricordarmi di prenderlo domani insieme alla candeggina. Ne ho usata tantissima, c’erano schizzi di sangue e di materia cerebrale dappertutto. Ho pulito con gli stracci nuovi poi li ho già messi in lavatrice con la tutina azzurra e il bavaglino. Il mio nipotino adesso è nella vasca da bagno, l’ho avvolto in un grosso telo di cellophan.Mentre l’olio soffrigge toglierò le macchie dal pavimento del bagno con il CIF Ammoniacal, io lo uso sempre per lo sporco più difficile assieme alla candeggina. CIF e candeggina ecco cosa ci vuole. Quel maledetto, non la smetteva di piangere. Tutto il pomeriggio! Io volevo vedermi in santa pace lo special sul Santo Padre con Emilio Fede su Rete Quattro ma lui, niente! Prima voleva bere, poi cercava sua madre. Quella deficiente di mia figlia non torna sino a lunedì. Strillava come un’aquila così ho iniziato a scuoterlo per farlo stare zitto, ma lui urlava e ad un certo punto ha iniziato a scalciare. Allora non ci ho visto più e gli ho sbattuto la testa contro il ripiano di marmo del tavolo, una volta e poi ancora, ancora. La sua testa ha fatto un rumore strano, come un uovo che si rompe. Poi ho visto tutto quel sangue, nella mia cucina appena pulita e mi ha preso il panico. Ci ho messo quasi due ore a pulire tutto e adesso mi gusterò in santa pace le mie tagliatelle di quattro salti in padella.

21 Agosto 2006

Questo è il post numero zero del mio blog, non aspettatevi nulla di particolare, sono stanchissima e già a corto di idee. Però forse prima di tutto dovrei presentarmi a chi mi sta leggendo. Mi chiamo Antonella, faccio la traduttrice di notizie giornalistiche ma 'da grande' vorrei fare la scrittrice o forse dovrei dire lo scrittore convinta come sono che lo scrittore è un essere androgino che sa essere uomo o donna a seconda della necessità. Gustave Flaubert diceva  Madame Bovary c'est moi e anch'io mi sento parte dei personaggi dei miei racconti - per ora ne ho pubblicato uno solo nell'antologia Noir No War edita da Perrone editore - insomma amo scrivere a mi piacerebbe 'farmi leggere' e soprattutto farmi commentare dai lettori. Anche le sassate sono bene accette ma soltanto se colpiscono nel segno.