Notte a Roma
Mi aggiro per la città, in autobus e metropolitana perlopiù. Non ho mai un posto preciso dove andare. Vago in attesa della notte. Quello è il tempo migliore in cui vivere. Oggi sono stato alla stazione Tiburtina. Ho visto un uomo disteso per terra gonfio di sonno e di vino, avvolto in un sacco a pelo rosso. Potevo distinguere la massa del corpo rannicchiata nel suo rifugio, la testa nuda e il collo. Mi sono chinato su di lui. Nessuno ci ha fatto caso. Gli altri clochard distesi sotto la tettoia dormivano. Ho avvicinato le labbra al collo. L’ho sfiorato con la bocca. La sua pelle sapeva di polvere e di sudore. Ho affondato i denti nella carne e ho morso. L’uomo ha avuto un sussulto nel sonno ma non si è svegliato, troppo ubriaco. Ho morso sino a sentire il sapore del sangue. Mi sono dissetato. E’ durato un attimo. Io mi nutro così, cerco il sangue, non mi piace uccidere, approfitto della notte. I barboni della stazione Tiburtina sono i miei fornitori poi c’è un infermiere della clinica ematologia del Policlinico, ruba delle sacche di plasma e me le vende sottobanco. Ci incontriamo alla stazione della metropolitana, mi passa la merce e mi sfotte, non crede che io sia un vampiro ma un mezzo matto che beve il sangue. Questa insomma è la mia vita. Dimenticavo Alisha. L’ho incontrata a piazza Indipendenza una sera, avevo una gran sete. La ragazza aveva un trucco pesante e un vestito assurdo, mi ha chiesto se volevo compagnia. L’ho seguita senza troppe parole nella sua stanzetta, in una pensione in via Cernaia. Si e sdraiata su un letto pieno di pelouche e mi ha invitato a scopare con lei. Mi ha recitato le sue tariffe. Le ho chiesto quanto volesse per farsi mordere sul collo. Mi è sembrata stupita ma mi ha lasciato fare, mi ha offerto il suo collo bianco, delicato come uno di quei gigli che le vecchiette offrono alla Madonna. Ho affondato i denti nella sua carne profumata con un po’ di emozione, lei ha chiuso gli occhi e mi ha abbracciato. Il sangue di Alisha è dolcissimo; ho bevuto a lungo poi l’ho fatta riposare. Era stupita,”Sei un vampiro?” mi ha chiesto. Mi veniva da ridere, le ho detto di si. Le ho spiegato che non è proprio come al cinema. Lei mi ha detto:” io invece sono una puttana” e mi ha chiesto i suoi soldi. Sono tornato a trovarla altre volte, preferisco pagare lei che l’infermiere. Salgo al terzo piano della pensione e l’aspetto. Non tarda mai molto. A volte è con altri clienti ma lei li manda via subito, dice che sono il suo preferito. Mi ha raccontato che si buca. Per questo fa la puttana. Paga uno spacciatore della zona. Una volta che la polizia l’ha fermato era molto preoccupata. Mi ha raccontato dell’astinenza, le ho parlato della mia sete. Ma non è la stessa cosa. Quando non ha la roba Alisha sta molto male. Una sera l’ho portata fuori in giro per la città. Si era vestita elegante, io ho solo un impermeabile e qualche blue jeans. Vivo in una soffitta in un vicolo del centro. Siamo andati a casa mia. Alisha si guardava in giro, le sembrava tutto bellissimo. Ho messo un vecchio LP sul piatto del giradischi e l’ho invitata a ballare. Devo dire che balla come i bambini, ondeggia con il corpo come se si cullasse ma non segue assolutamente il ritmo della musica.
Le ho offerto di restare da me per la notte. L’ho guardata addormentarsi rannicchiata come un gattino. Sono uscito molto presto, lei dormiva ancora. Sono andato dagli arabi che trovano rifugio sotto il palazzo delle assicurazioni di Piazza Venezia. Mi sono sdraiato vicino a uno di loro per morderlo, ma non ne avevo voglia, pensavo ad Alisha. Mi sono mosso troppo, l’uomo si è svegliato e si è messo a urlare. Sono scappato prima che arrivasse qualche poliziotto. Tornando verso casa ho preso dei cornetti e un cappuccino al bar per Alisha. Credo di essermi innamorato, è la prima volta che mi accade.
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