sabato 8 dicembre 2007

Racconto, la strada per il mare

 


 


 


Pasquale  inserì lo spadino nella serratura ed iniziò ad armeggiare. Era un Opel Corsa degli anni novanta, gli serviva  una macchina qualsiasi per passare inosservato. Sentì un piccolo scatto e la portiera si aprì come per magia. Si mise al posto di guida e cominciò a lavorare sul blocchetto dell’accensione con un martello e un cacciavite. “Mannaggia” disse tra sé e sé e pensò che questo sarebbe stato veramente l’ultimo lavoro della sua vita. Fece saltare il blocchetto  con un colpo secco. Adesso doveva soltanto collegare i fili e far partire l’auto. Avrebbe lasciato presto l’Italia con i soldi dell’ultimo lavoro, destinazione le isole di Capo Verde. Vedeva la spiaggia di Santa Maria sull’isola di Sal, una lunga distesa di sabbia rosata costellata di relitti di barche e tronchi d’albero portati dal mare. Alle sue spalle la lussureggiante vegetazione equatoriale. Immaginava un piccolo chiosco vicino al mare dove avrebbe aperto un bar per turisti.


La macchina si mise in moto. Pasquale si allontanò senza fretta dal parcheggio e prese la direzione del mare. Il suo uomo avrebbe parlato quella sera ad una convention di avvocati in una cittadina balneare. La conferenza finiva verso l’una. Lo avrebbe aspettato nel parcheggio dell’albergo lontano da occhi indiscreti. Pasquale non lasciava mai niente al caso, aveva in tasca un revolver lucido d’olio e la  fotografia del suo bersaglio. Impossibile non riconoscerlo. Eppure non si sentiva tranquillo. Questo doveva essere l’ultimo colpo. Soldi per ricominciare da un’altra parte una nuova vita. L’uomo pensò alla sabbia rosata e allo sciabordio delle onde verso il tramonto quando il mare si colora d’argento. Ilona naturalmente era accanto a lui. Il pensiero della sua donna gli procurò come al solito  una fitta alla bocca dello stomaco. Eppure c’era qualcosa che non andava. Quando Giovanni X. lo aveva contattato era stato sul punto di dirgli di no, che lui quei lavoretti non li faceva più. Del resto aveva già abbastanza contante per partire; ma poi aveva accettato, aveva preso la fotografia, annotato quell’indirizzo, hotel International, Ostia, e ora era lì sulla strada che porta verso il mare in un auto rubata con una pistola in tasca. Guardò l’orologio, era quasi mezzanotte.


 


La spia della benzina segnava rosso fisso e mancavano ancora 5 chilometri alla rotonda. Pasquale rallentò, doveva arrivare a tutti i costi ad un self service ma ai due lati della strada per ora, solo alberi. Si diede del deficiente per aver rubato un auto senza benzina e per non averci fatto caso. Un professionista non dovrebbe fare certi errori, si disse. La retorica del professionista: il gusto per il lavoro ben fatto, mai un errore, un ripensamento ed ora sentiva che tutto stava andando a puttane. L’auto rallentò, il motore perdeva colpi. Accostò sul ciglio della strada. La benzina era proprio finita. Non restava che chiedere un passaggio a qualcuno. Scese dalla macchina, e si mise ad agitare le braccia in direzione del traffico. Un camion gli sfrecciò via sotto il naso, poi una macchina. Ora la strada era vuota, avrebbe potuto perfino mettersi a ballare al centro della carreggiata. Guardò l’orologio, mezzanotte e mezza, mancava mezz’ora alla fine della conferenza e lui era lì come un coglione su una strada deserta ad aspettare un passaggio. Vide dei fari in lontananza, iniziò di nuovo ad agitare le braccia, a fare cenni. Due auto affiancate, che questa volta rallentarono e si fermarono accanto a lui. “Cosa succede?” la voce di un ragazzo. “Sono rimasto senza benzina” ammise. Lo presero a bordo della seconda macchina. “Una comitiva di guaglioni che vanno a qualche festa” pensò. “La possiamo riaccompagnare a Roma tra un oretta” gli avevano detto. Per quella sera niente da fare, il suo lavoretto era saltato. “Forse è un segno del destino” si disse.


 


 


 

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