sabato 3 febbraio 2007

Un altro omicidio

Questa volta la vittima abitava a Riccione, faceva l'addestratrice di delfini. Anche lei uccisa da un vicino di casa per futili motivi. Anche lei abitava nella provincia del profondo nord. L'altra volta a proposito dei deitti di Erba ci hanno detto che dietro gli omicidi covava un impulso di razzismo. Potrebbe anche essere, quella coppia multietnica, lei italiana lui marocchino con un bimbo dal nome esotico come Youssuf forse poteva non piacere a qualche leghista represso, ma questa volta? Cosa è successo ieri sera in un anonimo condominio di Riccione?  Ci diranno che l'assassino è il solito psicolabile magari senza un'occupazione stabile (come se l'essere disoccupati ci candidi automaticamente ad essere tutti potenziali assassini); anche questa volta l'omicidio è maturato nel contesto condominiale, anche questa volta i rancori sono dovuti a futili motivi. La vittima e l'assassino litigavano spesso perché i due cani di lei abbaiavano troppo. Lei aveva anche deciso di cambiare casa perché lui le rendeva la vita impossibile. Si sarebbe dovuta trasferire domani. Non ha fatto in tempo, purtroppo. Anche questa volta la cronaca contraddice le regole della detective story. Un omicidio per futilissimi motivi che nessuno scrittore di gialli avrebbe il coraggio di mettere in piedi. L'assassino colto sul fatto dai carabinieri con un coltello da cucina sporco di sangue nei pressi del luogo del delitto. L'omicidio visto da alcuni testimoni.  La soluzione è in re ipsa. Il difensore azzarderà la tesi dell'infermità mentale del suo cliente e chiederà la solita perizia psichiatrica. Il caso sembra quindi per fortuna risolto senza il laborioso intervento di un Hercul Poirot ma restano tutti gli interrogativi. In un caso del genere si potrebbeconstruire una storia noir indagando la mente dell'assassino e raccontando in presa diretta le sue emozioni. E' quello che fanno gli scrittori del gruppo romano dei neo-noir e la mia amica Alda Teodorani in particolare. Raccontano la morte dal punto di vista dell'assassino non da quello del detective. E' un nuovo modo di concepire il romanzo noir. Nessuna indagine per scoprire il colpevole, nessun effetto catartico finale,  Ho provato anch'io a scrivere una storia dal punto di vista dell'assassino, ne è venuto fuori un racconto breve che ho mandato per gioco a un premio letterario.  Ho scritto la storia in prima persona, ho aggiunto un'ambientazione gay per darle un tocco di originalità ma il punto non era quello. Ho cercato di raccontare i pensieri dell'omicida, mi sono limitata al dopo ma sarebbe anche stato interessante descrivere l'ideazione dell'omicidio (se premeditato) o l'impulso del momento che porta ad uccidere. Il mio assassino usa la premeditazione, scioglie alcune pasticche di sonnifero nel vino della cena e poi strangola il suo compagno nel sonno, movente la gelosia. Ho usato uno stile tradizionale, la mia amica Alda in alcuni racconti usa il tempo presente per raccontare un omicidio in presa diretta  e il più delle volte usa la terza persona singolare. In questo modo, mi pare, rende l'idea di una telecamera che descrive l'azione. Io sono più introspettiva racconto i pensieri - è uno stratagemma letterario, nessuno conosce i pensieri di qualcun altro- seguo il filo dei pensieri dell'assassimo dopo l'omicidio e una specie di monologo interiore attraverso cui racconto una storia. Se il racconto verrà rigettato lo proporro' sicuramente sul sito.

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