lunedì 31 dicembre 2007

Auguri

Auguri di buon anno a tutti i lettori di questo blog che il 2008 possa esservi propizio

domenica 30 dicembre 2007

Leggendo qua e la

Riporto il link ad un articolo di Goffredo Fofi su www.internazionale.it che cerca di spiegare la moda del genere noir non solo in Italia. http://www.internazionale.it/firme/articolo.php?id=17912


Un bel racconto, tratto da www.buran.it  un sito che riporta estratti da blog di tutto il mondo tradotti in italiano  http://www.buran.it/IL_CONFLITTO/Immaginario.htm?F=I_Ritorno.htm


Da www.carmillaonline.com un altro racconto, Veglia, di Carlo Babando http://www.carmillaonline.com/archives/2007/12/002489.html#002489


 

mercoledì 26 dicembre 2007

violenza di natale

Anche la giornata di Natale è passata con il pranzo in famiglia e la tombola al pub con gli amici. Resta l'amarezza che Iole Tassitani che ricordavo nel post scritto nella notte tra il 23 ed il 24 dicembre sia morta. Sono vicina in questo momento terribile alla sua famiglia e alla sua comunità. Questo 2007 si chiude purtroppo con un ben triste bilancio per quel che riguarda le donne, non passa giorno che una donna non venga picchiata, stuprata rapita o addirittura uccisa e le statistiche dimostrano che nella stragrande maggioranza dei casi i responsabili di queste violenze non sono balordi vari come nel caso della povera Iole, magari stranieri come la becera propaganda leghista ci vorrebbe far credere, ma mariti, compagni, padri, fratelli. Il nemico purtroppo si nasconde tra le pareti domestiche e ha il volto rassicurante e perbenista di un familiare. Le donne, parlano le statistiche, commettono pochissimi reati ma ne sono le prime vittime. Ma cosa possiamo fare di concreto noi donne per difenderci? La prima cosa è quella di denunciare le violenze subite all'autorità giudiziaria e cercare l'assistenza delle associazioni -sono tante - che aiutano le donne in difficoltà. Sembrerà un consiglio banale ma moltissime violenze domestiche vengono taciute magari per anni e gli aguzzini vengono spesso protetti dalle loro stesse vittime. Questo post vuole goffamente aiutare tutte le donne che si trovano in difficoltà a trovare il coraggio per fare il primo passo prima che succeda qualcosa di irreparabile. Vincendo l'atavica convinzione (tipicamente legata ad una vecchia mentalità femminile) che lui in fondo in fondo non è cattivo e ci ama anche se ci tratta male riusciremo a forse a razionalizzare e a denunciare le violenze. Chi non ci rispetta non ci ama, questa forse dovrebbe essere la prima regola, e chi non ci ama non ci merita. 

lunedì 24 dicembre 2007

Historica

E' on-line il numero sei dell'e-magazine Historica che potete scaricare da questo link: http://www.caffestorico.splinder.com/media/15260416 Segnalo in questo numero un bel racconto di Maria Giovanna Luini e la consueta rubrica sul bestiario medievale curata da Marco Mazzanti .


Ancora auguri di buon Natale a tutti i lettori del blog.


 


E-magazine Historica
Direttore: Francesco Giubilei
sito web: http://www.historicaweb.com
blog: http://www.caffestorico.splinder.com
e-mail: info@historicaweb.com

Xmas Eve

Dedico questo post natalizio a tutti coloro che non passeranno la vigilia con le loro famiglie perché dovranno lavorare o comunque sono lontani perché ad esempio sono in carcere, in ospedale  o dall'altra parte del mondo. Io sono idealmente con loro.  Dedico questo post a tutte le persone che come me stanno cercando un lavoro con la speranza che l'anno nuovo ci porti qualche buona notizia. Dedico questo post a Iole Tassitani che è ancora nelle mani dei suoi rapitori e non trascorrerà le feste con i suoi cari. Dedico infine questo post a tutti i pochi ma affezionati  lettori del mio blog con l'augurio che trascorrano una serena viglia ed un buon Natale


Auguriiiiiiiiiiiiiiii


Mi rendo conto solo adesso che il post rosso e verde ricorda tanto la bandiera italiana, non è assolutamente intenzionale, volevo soltanto creare un'atmosfera un po' natalizia...vabbè non lo cambio lascio tutto così anche se non mi piace....ancora auguri


domenica 23 dicembre 2007

Senza titolo 14

22-09-06_1514Questa foto l'ho scattata col cellulare alcuni mesi fa. Raffigura la vetrina di un negozio vicino via di Ripetta a Roma specializzato nella riparazione di bambole antiche. E' una foto un po' macabra ma la amo molto.

martedì 18 dicembre 2007

Natale

Natale

 

Non ho voglia

Di tuffarmi

In un gomitolo

Di strade

 

Ho tanta

Stanchezza

Sulle spalle

 

Lasciatemi così

Come una

Cosa

Posata

In un

Angolo

E dimenticata


Qui

Non si sente

Altro

Che il caldo buono

 

Sto

Con le quattro

Capriole

Di fumo

Del focolare

 

Napoli 26 dicembre 1916

 

Giuseppe Ungaretti

 

 

giovedì 13 dicembre 2007

Babsi Jones, Sappiano le mie parole sangue

Da Nandropausa: la recensione di Wu Ming2 a Sappiano le mie parole sangue:



Babsi Jones, Sappiano le mie parole di sangue, Rizzoli 24/7, 2007, pp. 260, € 16,50
Clicca per ordinare il libroBabsi,
se mi chiedessero a bruciapelo cosa penso del tuo libro direi: non mi ha convinto. Se invece mi chiedessero un consiglio direi: leggetelo.
Non mi ha convinto perché non ho capito da che verso prenderlo. Tu stessa l'hai chiamato quasiromanzo e questa scelta contiene già la mia delusione. Cosa debba fare un quasiromanzo, io non lo so, non lo capisco. Forse deve quasinarrare e allora uno potrebbe dire che sì, come quasiromanzo il tuo libro è molto ben riuscito, con quelle continue divagazioni - poetiche, verbose, arrabbiate - che "se lo mangiano come lebbra". Uno potrebbe dire così, ma a me pare troppo facile, basta mettere il prefisso quasi a una qualunque attività ed ecco che scompare l'insuccesso, la critica, il giudizio. Va tutto bene quando tutto è quasi. Io non lo so cosa deve fare un quasiromanzo, come lo devo afferrare. Può sembrarti un affare da poco, un puntiglio, ma il famoso anatroccolo era una brutta papera e un bellissimo cigno, e se io pago una guida turistica per farmi da cicerone a Venezia e quello mi porta in gondola e bada a remare, potrà essere una fantastica esperienza, ma è pure una discreta sòla, un patto non rispettato. Ora mi chiedo: si può eludere il patto e uscirne puliti, senza aver ingannato nessuno? Scrivo sul cappello "quasiguida turistica" e dopo, se ti porto mezz'ora a teatro, un quarto d'ora in gondola, dieci minuti a spiegarti chi era il Doge e altri dieci a dare il granturco ai piccioni, sono a posto, se non ti va bene dovevi cercarti una guida e basta, ti avevo avvisato. Io la guida e basta non la so fare.
Tutto questo sarebbe un gioco di parole vuoto, se alla base non ci fosse il nucleo poetico del tuo quasiromanzo, che non si chiama così per sfizio, come uno si mette un cappello piuttosto di un altro, il fatto è che chi scrive dice da subito che le parole non le basteranno, che quello che vorrebbe raccontare non si può raccontare, che la montagna è troppo impervia da scalare, eppure bisogna provarci, consapevoli che non si arriverà in cima, provarci anche solo per piantare un campo base nella neve, qualche metro più avanti dell'ultimo, sepolto sotto la valanga.
Vedi, Babsi, la mia metafora non funziona, perché nel caso della montagna la sua impraticabilità è un dato condiviso: di certo molti alpinisti hanno provato e hanno fallito. La tua montagna, invece, il conflitto yugoslavo, è impraticabile perché lo dici tu e noi dobbiamo fidarci. Lo ripeti molte volte, infatti, come se ci dovessi convincere, ma alla fine l'unica cosa certa è che tu non riesci a trovare le parole, tu hai smarrito la chiave, o non l'hai mai trovata, mentre lo scrigno potrebbe avere una serratura e anzi, a rigor di logica, dovrebbe avercela. Ma tu non la trovi, la serratura, o non trovi la chiave e allora provi a dire cosa contiene sbirciando dagli spiragli, dalle crepe del legno, scuoti lo scrigno per sentire che rumore fa, lo passi al metal detector per capire se c'è dentro acciaio o porcellana. Eppure, sono sincero, se l'obiettivo era descrivermi cosa contiene lo scrigno, beh, al di là dello spettacolo, bello e affascinante quanto si vuole, avrei preferito uno che sapesse aprirlo (e, detto tra parentesi, ho l'impressione che quell'uno, forse quell'unico, sia proprio tu, Babsi, anche se non l'hai voluto ammettere e magari t'è sembrato che per raccontare una sconfitta di sangue ce ne volesse un'altra, di parole. Parole che sapessero di sangue).
Così, se penso a quel che mi rimane dopo la lettura, riemergono soprattutto gli elementi saggistici: dati, ricostruzioni di episodi, aneddoti storici, informazioni - spesso inculcate con troppa violenza dentro dialoghi, episodi, personaggi. Oltre a questo, la rabbia della protagonista. La scrittura di alcune pagine vertiginose, molto più del loro contenuto. E alcune frasi dell'Amletario, che per il resto mi ha fatto sentire cretino, visto che la chiave, in questo caso per capirlo, non l'ho trovata io.
Il resto - ed è comunque tanto - evapora tra le pieghe del cervello, sublimato dalle incandescenze, fiamme incontrollate, lame roventi che macellano la narrazione. Così viene da rimpiangere cosa sarebbe stato questo libro se fosse stato un soloromanzo, o un solosaggio o magari, come diciamo noi, un oggetto narrativo, che almeno all'obiettivo del narrare cerca di non sottrarsi (e se si sottrae, ha fallito davvero). Il mio compare Wu Ming 1 mi dice giustamente che nel secondo caso - il solosaggio - una serie di affermazioni, scomodità e scorrettezze politiche non sarebbe passato indenne, mentre la forma quasinarrativa è un modo per spingerle nel mondo e farle sopravvivere più a lungo di qualsiasi polemica su vittime e carnefici.
E' vero, ma non credo che un romanzo possa giustificarsi con una strategia.
Tuttavia, se dobbiamo fidarci di te, Babsi, se davvero non c'era altro modo, altre parole per scrivere tutto questo, allora meno male che hai raccolto la sfida e che non l'hai abbandonata, impaurita dal fallimento che già presagivi (e magari era solo sindrome di Cassandra, profezia che si autoavvera).
Di certo chi vorrà leggere ti ringrazierà di averci provato.
Io ti ringrazio.
Ciao,
WM2

domenica 9 dicembre 2007

Senza titolo 12

Lut - BIGIo possiedo un televisore LCD che mi hanno regalato i miei genitori a Natale due anni fa. Non lo accendo mai anche se lo spolvero regolarmente. L'ho usato qualche volta per vedermi un film in DVD anche se preferisco di gran lunga  rannicchiarmi  al buio nella poltrona di un cinema  con un bicchiere di pop corn in mano. Mi capita a volte di guardare la televisione a casa di amici e in quelle occasioni mi sento a disagio: non sono più in sintonia con il mezzo, mi sono disabituata. Non ho quindi mai visto il programma di Daniele Luttazzi, a dire il vero ne ignoravo l'esistenza. Stasera un'amica mi ha raccontato la battuta 'incriminata' e devo dire che è semplicemente geniale.  Naturalmente il povero Luttazzi ha perso il posto alla 7, a lui va - per quello che può significare - tutta la mia solidarietà. Spero di rivedere presto Luttazzi a teatro, ci andrò sicuramente. Noto comunque con una certa inquietudine che gli spazi di libertà e di dissenso in questo paese si vanno riducendo di giorno in giorno. Forse non ce ne accorgiamo nemeno ma le nostre piccole celle si fanno sempre più strette e noi siamo così avvezzi a questa vita che non troviamo più il coraggio nemmeno per protestare.  Un' ultima notazione semiseria: se qualcuno nella blogsfera ha letto l'Arcobaleno della Gravità di Th. Pynchon provi ad immaginarsi Giuliano Ferrara nei panni dello scienziato seguace dei dettami di Pavlov.


 


 

sabato 8 dicembre 2007

Racconto, la strada per il mare

 


 


 


Pasquale  inserì lo spadino nella serratura ed iniziò ad armeggiare. Era un Opel Corsa degli anni novanta, gli serviva  una macchina qualsiasi per passare inosservato. Sentì un piccolo scatto e la portiera si aprì come per magia. Si mise al posto di guida e cominciò a lavorare sul blocchetto dell’accensione con un martello e un cacciavite. “Mannaggia” disse tra sé e sé e pensò che questo sarebbe stato veramente l’ultimo lavoro della sua vita. Fece saltare il blocchetto  con un colpo secco. Adesso doveva soltanto collegare i fili e far partire l’auto. Avrebbe lasciato presto l’Italia con i soldi dell’ultimo lavoro, destinazione le isole di Capo Verde. Vedeva la spiaggia di Santa Maria sull’isola di Sal, una lunga distesa di sabbia rosata costellata di relitti di barche e tronchi d’albero portati dal mare. Alle sue spalle la lussureggiante vegetazione equatoriale. Immaginava un piccolo chiosco vicino al mare dove avrebbe aperto un bar per turisti.


La macchina si mise in moto. Pasquale si allontanò senza fretta dal parcheggio e prese la direzione del mare. Il suo uomo avrebbe parlato quella sera ad una convention di avvocati in una cittadina balneare. La conferenza finiva verso l’una. Lo avrebbe aspettato nel parcheggio dell’albergo lontano da occhi indiscreti. Pasquale non lasciava mai niente al caso, aveva in tasca un revolver lucido d’olio e la  fotografia del suo bersaglio. Impossibile non riconoscerlo. Eppure non si sentiva tranquillo. Questo doveva essere l’ultimo colpo. Soldi per ricominciare da un’altra parte una nuova vita. L’uomo pensò alla sabbia rosata e allo sciabordio delle onde verso il tramonto quando il mare si colora d’argento. Ilona naturalmente era accanto a lui. Il pensiero della sua donna gli procurò come al solito  una fitta alla bocca dello stomaco. Eppure c’era qualcosa che non andava. Quando Giovanni X. lo aveva contattato era stato sul punto di dirgli di no, che lui quei lavoretti non li faceva più. Del resto aveva già abbastanza contante per partire; ma poi aveva accettato, aveva preso la fotografia, annotato quell’indirizzo, hotel International, Ostia, e ora era lì sulla strada che porta verso il mare in un auto rubata con una pistola in tasca. Guardò l’orologio, era quasi mezzanotte.


 


La spia della benzina segnava rosso fisso e mancavano ancora 5 chilometri alla rotonda. Pasquale rallentò, doveva arrivare a tutti i costi ad un self service ma ai due lati della strada per ora, solo alberi. Si diede del deficiente per aver rubato un auto senza benzina e per non averci fatto caso. Un professionista non dovrebbe fare certi errori, si disse. La retorica del professionista: il gusto per il lavoro ben fatto, mai un errore, un ripensamento ed ora sentiva che tutto stava andando a puttane. L’auto rallentò, il motore perdeva colpi. Accostò sul ciglio della strada. La benzina era proprio finita. Non restava che chiedere un passaggio a qualcuno. Scese dalla macchina, e si mise ad agitare le braccia in direzione del traffico. Un camion gli sfrecciò via sotto il naso, poi una macchina. Ora la strada era vuota, avrebbe potuto perfino mettersi a ballare al centro della carreggiata. Guardò l’orologio, mezzanotte e mezza, mancava mezz’ora alla fine della conferenza e lui era lì come un coglione su una strada deserta ad aspettare un passaggio. Vide dei fari in lontananza, iniziò di nuovo ad agitare le braccia, a fare cenni. Due auto affiancate, che questa volta rallentarono e si fermarono accanto a lui. “Cosa succede?” la voce di un ragazzo. “Sono rimasto senza benzina” ammise. Lo presero a bordo della seconda macchina. “Una comitiva di guaglioni che vanno a qualche festa” pensò. “La possiamo riaccompagnare a Roma tra un oretta” gli avevano detto. Per quella sera niente da fare, il suo lavoretto era saltato. “Forse è un segno del destino” si disse.


 


 


 

mercoledì 5 dicembre 2007

Racconto di Natale

L’albero di Natale era fasciato in un foglio di cellophane azzurro, l’ho liberato dal suo involucro cartaceo e  l’ho aperto nel soggiorno. Odora di resina e di inverno. Lo scatolone con le decorazioni natalizie è nello sgabuzzino. L’anno scorso ho avvolto le palle di vetro nella carta di giornale una ad una perché non si rompessero. Le ho ritrovate intatte e ho guardato con piacere i titoli di Repubblica di un anno fa. Mentre addobbavo l’albero pensavo ad una poesia che mi ha recitato mia madre al telefono stamattina: “Natale: Non ho voglia di tuffarmi in un gomitolo di strade / lasciatemi qui con le quattro capriole di fumo del focolare”.purtroppo non ricordo l’autore. Stavo avvolgendo una ghirlanda dorata  intorno all’abete quando Marco è rientrato dal lavoro. Si è seduto sul divano e ha esordito:”Oggi è arrivata una lettera dall’ufficio del personale, sono spiacenti ma non mi rinnovano il contratto che scade a gennaio 2008”. Mi è caduta di mano una pallina che è andata ad infrangersi sul pavimento. Ci siamo guardati. Marco si è schiarito la voce e ha continuato: “Quei bastardi non hanno rinnovato il contratto ad altre tre persone”. Ho fissato l’albero di Natale ancora mezzo spoglio e ho guardato Marco. Ho sentito la mia voce dire con falso brio “Troverai qualcos’ altro non ti preoccupare”, poi mi sono seduta accanto a lui. Marco non parla, ha la testa tra le mani ed è incazzato. Quando fa così so che è meglio che io stia zitta, altrimenti finiremmo per litigare. Succede sempre. Sono andata in cucina e ho messo due cotolette di maiale nel micro-onde. “Domani è il 24 Dicembre, abbiamo solo 400 euro in banca e io ne ho spesi 50 per un insulso albero di Natale” pensavo tagliando la lattuga. Marco è venuto in cucina:”Non finisci l’albero?” mi ha detto. Ho guardato l’orologio a parete. “Adesso mangiamo, lo finirò dopo cena, ma non ne ho molta voglia” ho risposto.


“Lasciatemi qui con le quattro capriole di fumo del focolare”. Questo verso mi ronza in testa da giorni. Natale è passato, Marco sta cercando un nuovo lavoro. Io mi arrabatto come al solito tra il call center e le mie traduzioni. L’albero di Natale scintilla ignaro in soggiorno, tra qualche giorno riporrò gli addobbi nello scatolone e l’abete finirà nel cassonetto della spazzatura.

Senza titolo 11

martedì 4 dicembre 2007

presentazione marko Matz

La presentazione del nuovo libro di Marko Matz, in programma martedì 11 dicembre è annullata per indisponibilità dell'autore

sabato 1 dicembre 2007

Progetto Babele

E' on line in numero 18 della rivista di Progetto Babele, lo potete scaricare da questo link:


http://www.progettobabele.it/toplink/download.php


 In questo numero interviste a Lorella De Bon, Nanni Balestrini, Bartolomeo di Monaco e racconti inediti di Carlo Santulli, Massimo Burioni, Fabio Pontelli, Lara Gregori, Anna La Rosa e molti altri.


Buona lettura