martedì 30 ottobre 2007

Io e Fred

Sono le sei del pomeriggio di un venerdì sera come tanti in coda sul Raccordo per tornare a casa. Guardo le lucine rosse delle auto davanti a me, rigorosamente ferme. Oltretutto sta piovendo a dirotto. L’autoradio accesa spara la pubblicità dell’ultimo modello della Fiat, altre marche di automobili ammiccano dai cartelloni ai lati della strada. Cambio stazione alla ricerca di una canzone che mi accompagni nel traffico. Accendo una sigaretta. Un furbo mi supera a destra sulla corsia di emergenza, anzi che non è una Smart. Radio Rock mi regala una vecchia canzone di Louis Prima, un tocco di romanticismo. Poi squilla il cellulare, è il mio ragazzo che mi chiede di organizzare per stasera. Avanzo di due metri nella fila e parlo al telefono, rallento troppo e qualcuno mi suona.  Mi sento imbottigliata. Chiudo la telefonata e decido di uscire al primo svincolo. Tenterò di percorrere le strade interne. Ecco il cartello, però segnala anche una deviazione per lavori in corso. Imbocco la corsia laterale e a passo d’uomo esco dal Raccordo. Vedo la segnaletica gialla di fronte a me. Proseguo dritta, la corsia lucida di pioggia è sgombra. Altre segnalazioni indicano uno svincolo sulla destra che non ricordavo. Svolto fiduciosa, oramai il traffico è alle mie spalle. Non ho letto il numero dell’uscita, dovrei andare verso la Cassia ma non riconosco la strada, ad un certo punto incontro una rotonda con un’aiuola al centro, i soliti oleandri e poi accanto alla segnalazione per La Storta lo vedo: un cane bagnato di pioggia cerca di attraversare la mia corsia. Freno bruscamente per lasciarlo passare ma lui non accenna a muoversi. “Poverino ti hanno abbandonato” è il mio primo pensiero. Non sta arrivando nessuno, decido di scendere dalla macchina e di dargli un’occhiata da vicino. Metto le quattro frecce e mi avventuro fuori dall’abitacolo. Il cane si lascia avvicinare senza problemi, tento anche una carezza e lui china la testa sotto la mia mano. “E’ tutto bagnato e avrà anche freddo” penso. Prendo la decisione in un lampo: lo porterò via con me, almeno per stanotte, poi gli troverò una sistemazione. Muovo un passo ed il cane mi segue docilmente. Lo faccio salire senza problemi dal lato del passeggero. Cerco di guardarlo meglio alla luce, è un grosso cane da caccia dalle orecchie pendule e dal colore incerto, non sembra molto giovane. Riparto in direzione Cassia, sta smettendo di piovere. Il cane si è acciambellato a fatica sul sedile, non lo guardo ma sento che mi sta osservando. “E tu come ti chiami?” azzardo una domanda nel buio tra me e me. “Io mi chiamo Fred e tu?” mi risponde. Rallento bruscamente e penso di aver avuto un’allucinazione, ma lui continua a parlare, muove perfino la bocca.  Sta dicendo che il suo padrone è morto stamattina e che lui sta cercando un posto dove stare. Ha un tono triste quando parla del padrone. Lui si chiamava Alfredo e lo portava a caccia vicino a Campagnano. Per un attimo penso di essere completamente impazzita.  Il cane continua a chiacchierare tranquillamente, con una voce da anziano signore. Allora prendo una decisione rapida, decido di assecondarlo. Sento la mia voce prima incerta poi più spedita dire: ”Io mi chiamo Valeria, piacere di fare la tua conoscenza”. Ora il suo sguardo pesa su di me, avverto la sua curiosità. Ma un cane può essere curioso, mi chiedo? Imbocco la Cassia verso il centro. Sono passati pochi attimi da quando ho accolto il cane sulla mia Twingo e mi sento già proiettata in una storia fantastica. Ho incontrato un essere magico come quelli di cui si legge nelle favole oppure sono completamente impazzita. Delle due l’una. Il cane chiacchiera piacevolmente, ad un certo punto mi chiede dove stiamo andando. Sento la mia voce rassicurarlo. Stanotte sarà ospite a casa mia gli annuncio e nel dirlo m'immagino la faccia di Massimo quando gli presenterò Fred. Lui del resto non ama molto gli animali.


Arrivo a casa verso le sette e mezza, è già buio. Attraverso il cortile con il cane al mio fianco. Accendo la luce in soggiorno e Fred trotterella verso il tappeto. “Posso sedermi?” mi chiede. Rispondo ancora a fatica alle sue domande, ma il suo tono mi sta rassicurando a poco a poco. Lo invito ad accomodarsi ed accendo la stufetta elettrica. Gli chiedo se vuole asciugarsi. Stasera ho uno strano ospite a cena, mi dico. Il cane non fa complimenti, si sdraia davanti a me e ringrazia compito. Adesso un’estrema lucidità ha preso il posto della mia iniziale confusione. Vado in cucina e frugo negli armadietti. “Fred avrà fame” penso. Trovo un paio di scatolette di carne in scatola e torno in soggiorno. “Gradiresti della Simmenthal?” gli chiedo. Fred non fa complimenti, mangia la sua carne, io mi faccio un toast e gli tengo compagnia, fuori ha ricominciato a piovere. Massimo arriva verso le nove. Entra in soggiorno deciso e vede il cane. “E lui chi è?” mi apostrofa con un tono perplesso. Fred tace, Sento che sta esaminando il mio compagno. “Lui dorme qui stanotte, l’ho trovato sul raccordo” gli rispondo. Fred si alza in piedi e si avvicina a Massimo, lo annusa e poi starnutisce. “Odio i profumi fruttati” dice con fastidio. Massimo fa un balzo indietro. “Che scherzi sono questi?” dice stupito e mi guarda, forse pensa che io sia diventata improvvisamente una ventriloqua. Fred torna al suo posto vicino alla stufetta. I due si osservano. Massimo si rivolge a me con tono incerto: ”Lo hai sentito anche tu no? Il cane ha parlato!”. Annuisco soltanto. Lui mi guarda poi si avvicina al cane, sembra timoroso. Fred non lo degna di uno sguardo. Massimo accenna ad una carezza, ma non ha dimestichezza con i cani, fa il contropelo a Fred che gli risponde ringhiando. “Ma lo hai sentito pure tu che il cane ha parlato?” mi ripete Massimo.  Adesso sono completamente sollevata, anche Massimo ha sentito Fred parlare, allora non si tratta proprio di un’allucinazione mi dico e mi rallegro di aver trovato un nuovo amico. Fred non parla più per tutta la serata. Osserva il mio ragazzo e fa finta di sonnecchiare sul tappeto. Massimo non chiede altre spiegazioni ma se ne va più presto del solito. Quando rimaniamo soli Fred mi confessa soddisfatto: ”Il tuo fidanzato mi sta molto antipatico”.  

3 commenti:

  1. Antonella pubblico questo racconto sul numero 2 della Lega Blogger letterari, ok?

    Al posto della presentazione del libro di Marco.

    ciao

    Francesco

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  2. Antonella ho letto il tuo racconto IO E FRED.

    Stasera al Sax ti faccio sapere cosa ne penso.


    ciaooooo

    marko matz

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  3. per caffe' letterario: ok mi fa molto piacere

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