domenica 30 settembre 2007

Una camera d'albergo

Ho scritto questo racconto per partecipare ad un concorso organizzato dalla Best Western, la catena di alberghi internazionale, non è un granché ma ma lo pubblico lo stesso, fatemi sapere.


La cena cinese


 


Una camera d’albergo ad Ischia, lui lei ed il fantasma dell’altra durante la colazione.  Un imprevisto.


 


Il cameriere bussò delicatamente alla porta. “La colazione signori”. Tom si alzò dalla poltroncina in terrazza ed andò ad aprire. Sorrise al portiere e prese il vassoio. Anna era ancora a letto. L’uomo posò il vassoio sul tavolino da notte e versò il caffè nelle due tazze. “Cara ti va un po’ di caffè? Ci sono anche i croissant” disse Tom gentilmente. Anna si stiracchiò e aprì gli occhi. “Solo un caffè senza zucchero per me, lo sai che sono a dieta” disse al marito. L'uomo zuccherò il suo caffè e guardò fuori della porta-finestra, la piscina riluceva sotto il sole, alcune ragazze si abbronzavano sui lettini. Anna si sollevò a sedere e si sistemò i guanciali dietro la schiena. “Questo caffè americano non lo sopporto, perché non hai ordinato un espresso?” disse rivolta alla schiena del marito. “Che cosa stai guardando?” aggiunse. Tom non le rispose, troppo intento a seguire la traiettoria di una ragazza bionda che si stava tuffando dal trampolino. “Ehi sto parlando con te!”, il tono di Anna si fece più alto e un poco seccato.  Tom si girò di scatto: ”Ti ascolto cara” disse amabile. Ma adesso Anna era irritata, iniziò a giocherellare soprappensiero con i biscotti glassati nel piattino dei dolci: ”A volte sembra che tu non mi ascolti, ti stavo chiedendo…” si interruppe. “Non mi ricordo quello che ti stavo dicendo” disse immusonita. Tom si avvicinò al tavolino e prese un croissant. “Anna lo guardava con aria infastidita. “Sei sempre distratto” disse. “Lo so che stai pensando a Marina” disse con rabbia. Tom posò il croissant sul vassoio e la guardò dritta negli occhi: ”Quante volte devo ripeterti che è una storia finita, finita” il tono della sua voce si fece affilato come una lama di coltello ma Anna non rimase zitta, scostò le coperte e si alzò in piedi.  “E’ finita soltanto perché io vi ho scoperti” disse. “Non avevamo deciso che saremmo venuti ad Ischia per ricominciare senza più pensare al passato?” disse Tom con rabbia. Anna rincarò: “Ma forse non è stata la decisione giusta” disse. Tom si girò verso la porta-finestra. La biondina con il costume rosso si stava tuffando di nuovo. L’uomo la guardava svogliatamente mentre avvertiva l’ira di sua moglie montare impercettibilmente. Uscì sulla terrazza sotto il sole. Si disse che stava facendo di tutto per recuperare il suo matrimonio ma Anna gli era ostile. Avevano deciso questa vacanza insieme per ricominciare e ora lei gli metteva il broncio, così di prima mattina. Non era giusto ed oltretutto Marina era uscita definitivamente dalla sua vita. I suoi grandi occhi verdi, il suo corpo magnifico facevano parte del passato. Tom represse un brivido pensando alla ragazza. Sentì bussare alla porta della camera. “Di nuovo il cameriere, cosa vuole?” pensò rientrando attraverso la porta-finesta. Aprì e si trovò di fronte un poliziotto in divisa. “Mi dispiace disturbarla signor Simon ma deve venire con noi al commissariato di Ischia” disse l’agente.


Tom si guardò intorno. Una lampada al neon proiettava una luce fredda sulle pareti scrostate della piccola stanza. Vide un paio di scrivanie e alcune seggiole, sul muro una foto del presidente della Repubblica accanto a due corazzieri in alta uniforme. Era ancora sbalordito. Il commissario Bonomo era stato gentilissimo ma fermo. Lo aveva avvertito che la signorina Marina Blanc era morta. Il suo cadavere era stato trovato la sera precedente. Il decesso sembrava risalire ad un paio di giorni prima. La ragazza era stata strangolata nel proprio appartamento e adesso lui era il principale indiziato, la portiera del palazzo aveva riferito alla polizia delle sue frequenti visite alla signorina Blanc e dei litigi degli ultimi tempi. Il commissario si sedette e invitò Tom a fare altrettanto. “Io non ho fretta signor Simon, o devo chiamarla dottore?” disse. Tom si sedette e si prese la testa tra le mani  Ricordava con precisione l’ultima sera a casa di Marina. Avevano litigato come al solito negli ultimi tempi ma quella volta era stato diverso. Marina era più sicura, Tom le aveva letto un lampo di sfida negli occhi quando lo aveva accolto nel piccolo soggiorno e lo aveva invitato a sedere sul divano. “Fortunatamente adesso c’ un’altra persona nella mia vita” aveva esordito Marina senza preamboli. Tom era rimasto spiazzato poi aveva sentito crescere dentro di sé una grande rabbia. “Si, era stato  proprio lui a picchiarla e a strangolarla  durante una lite furibonda, ma questo certo non lo poteva dire al commissario Buonuomo” pensò. Si lisciò i pantaloni sulle gambe e disse sorridendo: ”Mi chiami come vuole commissario”. L’uomo dall’altra parte del tavolo bofonchiò qualcosa di impercettibile. “Sua moglie ha appena dichiarato al vice-commissario Rossi che la sera del delitto…” il commissario  fece una piccola pausa e riprese a parlare: ”La sera del delitto siete rimasti in casa insieme”. Buonuomo non sembrava convinto. Tom cercò di nascondere la sua sorpresa. “Infatti, commissario quella sera sono rimasto a casa con mia moglie, i ragazzi sono all’estero e non volevo lasciarla sola” disse più sicuro. Buonuomo giocherellava con un evidenziatore giallo. “Lei sa che le dichiarazioni di un familiare non hanno valore di testimonianza” disse. “C’è qualcun altro che può confermare quanto riferito da sua moglie?” Tom si sentì spiazzato di nuovo. “Abbiamo ordinato una cena cinese per due” disse pensando alla ricevuta del take-away orientale che aveva visto in cucina la mattina dopo. Quel foglietto giallo e verde gli sembrò un appiglio. Ricordava perfettamente l’ordinazione: due porzioni di involtini primavera, due porzioni di spaghetti alla piastra, un pollo alla cinese. “Fortunatamente Anna ordina sempre doppia razione di tutto” pensò. “Ha fatto lei la telefonata al ristorante?” chiese il commissario. “Penso mia moglie” rispose Tom chiedendosi se bastassero quelle  due porzioni di involtini primavera a scagionarlo.


 


 


 

3 commenti:

  1. Mi piace il racconto e mi piace il blog. Molto.

    MariaGiovanna Luini

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  2. Grazie Maria Giovanna a presto

    Antonella

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  3. Anche io ho partecipato da poco ad un concorso di racconti, per la prima volta! Un'esperienza da rifare!

    Bello questo racconto, scorre veloce e senza attriti. Mi è piaciuto davvero molto nonostante i "gialli" non siano il mio genere preferito. Complimenti!

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