Bene, cominciamo con le presentazioni: chi è Luca Larpi?
Uno con tante idee e una gran confusione in testa. Vivo in Inghilterra da qualche anno, ma rimango ancora cocciutamente attaccato alla mia terra. Mi occupo di Storia romana e medievale, con una particolare predilezione per le radici storiche delle leggende arturiane. Come tanti letterati, le mie prospettive lavorative non sono rosee, ma ho la fortuna di essere sostenuto da cari amici che non mi perdono di vista neanche a chilometri di distanza.
Scrittore, sì, ma immagino, prima di tutto, lettore; ebbene, quali sono i tuoi generi?
Malgrado abbia scritto un romanzo fantastico e stia curando un blog dedicato all’argomento, non sono un fanatico. Più che generi letterari, è una questione di scrittori: apprezzo chi riesce a raccontarmi qualcosa di me stesso, una domanda o un pensiero che magari neanche io so bene di avere. Per questo mi piace avventurarmi per sentieri sconosciuti, facendomi guidare dalla sorte, dai consigli di persone fidate e dalle esigenze del momento. Se devo fare qualche nome, direi Tolkien perchè ha saputo raccontare l’uomo come nessun altro è mai riuscito a fare; Sepulveda, Amado e Mafuz, cantori di mondi lontani e drammatici, di una poeticità a volte commovente; i narratori delle tragedie nostrane, come Eugenio Corti, Rigoni Stern, e, a modo suo, pure Guareschi; ma anche alcuni classici che ho riscoperto dopo il liceo: Dante e Manzoni anzitutto. Di tutto un po’, insomma...
Se tu potessi ‘entrare’ in un libro, quale sceglieresti?
Uhm, no, non penso che mi piacerebbe entrare in un libro. La realtà è molto più interessante di ogni rappresentazione.
Parlaci della tua passione per il fantasy.
Quello fantastico è un mondo che conosco da sempre. Ho iniziato con le leggende arturiane, poi mi sono inoltrato nella Terra di Mezzo, e da allora non ho mai smesso di curiosare in giro. E’ un linguaggio interessante, che permette molta libertà, ma che richiede anche allo scrittore una certa responsabilità, se non vuole farlo diventare banale. La grandezza di Tolkien è aver avuto il coraggio e la capacità di scrivere una vera e propria saga mitica. Il Mito non è altro che il tentativo dell’uomo di spiegare la realtà attraverso l’immaginazione, e per questo ha una dignità che nessun approccio “razionalistico” potrà sottrargli. Il problema è che dopo i primi successi del Signore degli Anelli, il fantasy è diventato letteratura di evasione, fatta di slanci utopici senza alcun legame con il reale e spesso modellata su modelli stantii. E dire che la forza di questo linguaggio è proprio la possibilità di descrivere il mondo da una prospettiva sempre nuova... Forse è il caso di iniziare a prendere il fantasy sul serio.
Letteratura fantasy e cinematografia di tal genere spesso tendono a compenetrarsi… Abbiamo esempi di film tratti da romanzi fantasy, ma anche romanzi tratti dalle sceneggiature di quest’ultimi… Tu cosa ne pensi?
Sono molto scettico sulla qualità dei libri tratti da film (di solito, guarda caso, film di successo). E’ molto difficile che gli autori di tali opere siano animati da esigenze artistiche: in genere, si tratta di semplici operazioni di marketing.
Luca, parlaci un po’ del tuo romanzo Il Libraio di Kolos. Com’è nato, e chi sono i personaggi che in esso vivono?
Il Libraio di Kolos è il racconto di un’amicizia. Un ragazzo senza prospettive incontra una persona più grande che lo aiuterà a scuotersi di dosso la sua apatia, coinvolgendolo in una missione in cui scoprirà la difficoltà e la bellezza che la vita ha in serbo per lui. Autobiografico come molti romanzi di esordio, è il mio modo per raccontare qualcosa di bello che mi è capitato tempo fa.
Che rapporto hai con la scrittura?
Non sono quasi mai soddisfatto di quello che produco. Di solito scrivo di getto e poi passo un sacco di tempo a rifinire, limare, correggere. Lo spunto nasce quasi sempre dall’umore del momento, ma a furia di imbrattare carte sto imparando a non nascondermi dietro ogni virgola e dare ai miei racconti un respiro più ampio delle mie disavventure.
Come nasce l’idea di tenere un blog?
Il blog (kolos.splinder.com) è nato da un’esigenza ben precisa: confrontarmi con i lettori su quello che ho scritto. Mi incuriosisce molto sapere quello che le diverse persone pensano del mio romanzo. Sto imparando un sacco dalla critiche e i commenti di chi ha la bontà di mandarmi qualche riga di riflessione. Ma sono soprattutto le reazioni di fronte al messaggio centrale del libretto ad interessarmi. Sono grato a questa avventura editoriale perchè mi ha fornito l’occasione per incontrare nuove persone e discutere con loro di temi non proprio banali.
Cosa pensi di internet? Lo ritieni un buon campo di prova per gli scrittori che intendono farsi conoscere?
Penso che internet fornisca un ampio spettro di possibilità per chi sia interessato a creare un network di persone disponibili a discutere su certi temi. In questo senso, un blog può aiutare la promozione di un libro, a patto che sia ben curato.
D’altra parte, è anche vero che l’attenzione degli internauti non è sempre alta, visto il bombardamento di informazioni cui sono soggetti e la difficoltà oggettiva di leggere qualcosa di troppo lungo sullo schermo. Per questo credo che sia molto difficile apprezzare i racconti pubblicati su internet: l’occhio si stanca presto, e spesso l’impaginazione non aiuta (caratteri troppo piccoli, righe troppo fitte). Credo ancora nel libro stampato, che si può portare dovunque e aprire e chiudere a piacimento, senza problemi di connessioni o di grandezza di file. Certo, c’è sempre la stampante: ma se il racconto è più lungo di dieci pagine, nasce il problema della rilegatura... Insomma, troppe seccature, almeno per un tipo pigro come me.
Ultima domanda: progetti futuri?
Ho appena finito la seconda parte di quella che, con un po’ di fortuna, diventerà la saga di Kolos. Appena avrò un momento libero (c’è una tesi di dottorato da finire!), mi metterò al lavoro per sistemare quello che ho scritto finora, in modo da renderlo bilanciato e coerente. Il lavoro di rifinitura non finisce mai...
Ho anche un paio di altri progetti in mente, di cui uno in lingua inglese, ma bisognerà vedere se avrò il tempo per realizzarli. Suggerisco di tenere sott’occhio il mio blog per altre anteprime ;-)